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...una! Un po' più di mezza, un po' meno di due...

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martedì, 30 dicembre 2008



Riassunto delle puntate precedenti:

Il 9 Dicembre, la nostra eroina, in preda ad un delirio recitativo, decide di reinterpretare in palestra la nota scena del calcio della gru di karate kid nella quale il protagonista, ferito ad un piede, riesce a saltare e calciare sconfiggendo l’avversario. In un impeto di creatività, Amelia decide di rivisitare la scena, invertendo i fatti: prima salta e poi si rompe una caviglia. Portata a riparare in un pronto soccorso partenopeo, la nostra protagonista sfanculerà la struttura quando le proporranno un ricovero, per iniziare un viaggio della speranza verso un noto centro ortopedico laziale, presso il quale resterà dieci giorni.

Nella puntata odierna, il racconto degli ultimi giorni di degenza.

Il giorno in cui devi operarti, e sai di essere la prima, hai una sorta di ansia da prestazione, un misto di desiderio e timore, che trova il suo apice quando vengono a prelevarti dal tuo lettuccio, per portarti a spasso fino alla sala torture.

Ad una papera terrorizzata dall’idea di un intervento, non giova molto ritrovarsi davanti all’ingresso delle sale operatorie fatto come l’ingresso di un forno: una porta scorrevole verso l’alto con un muretto attraverso cui passare dal tuo letto a quello che ti condurrà verso il bisturi. Ti chiedi se uscirai da lì con un limone in bocca e un rametto di rosmarino altrove…

Il benvenuto all’ingresso della sala degli orrori te lo da l’anestesista e la sua allegra assistente. Ti salutano amorevolmente e poi ti spiegano che stanno per farti un sedativo per rendere meno traumatica l’anestesia, la quale servirà a non farti sentir dolore durante l’operazione… E tu ragioni un attimo: sedativo per non sentire l’anestesia che non deve farti sentire il rimestare dei chirurghi… Perché, allora, non mi dai anche un’aspirina per non sentire il sedativo e un malox per non sentire l’aspirina?? Così… giusto per chiudere la matrioska del farmaco.

Poi le senti chiacchierare tra loro sull’uso dei vari sedativi “Il Dr. Cippaus in genere usava il XYZ” “No, io preferisco usare sempre la morfina” mentre ti infila il siringone di trip gratis e autorizzato nel braccio. Il mondo comincia a girare e Amelia lascia la terra per svolazzare felice nei cieli blu, giusto appena cosciente per rendersi conto di percorrere il miglio verde, l’ultimo corridoio che la conduce dritta sul tavolo operatorio. La sistemano di profilo, per farle il primo taglio, poi la rigirano, come in ogni girarrosto che si rispetti, per operare sull’altra lesione. E nello spostamento tutti continuano allegramente a tenerla vigile e testare il suo essere ancora tra i vivi “Amelia tutto bene?” “Amelia ci sei?” “Amelia come va??” e tu hai giusto la coscienza sufficiente a pensare “Cosa cazzo mi imbottisci a fare di morfina, se poi pretendi che io sia lucida???”. No, non va bene, prima di tutto mi sento rincoglionita e poi devo vomi…BLEAHHHHHHHH!

Nonostante il rincoglionimento da tossica, Amelia si rende conto che, mentre la crocifiggono nella nuova posizione supina, qualcuno le si avvicina tanto da riporle, giusto all’altezza della sua mano destra, un pacco natalizio maschile che spera vivamente di non aver tastato con coscienza, ma non potrebbe giurarlo, data la condizione psico-fisica. Intende, quindi, a questo punto, fare un appello: “Tu, membro dell’equipe che mi ha operata, qualora volessi discutere delle impressioni e delle sensazioni di quell’intervento, fatti riconoscere” ecco…

Dopo un paio d’ore di allegro chirurgo, pare che Amelia sia stata riparata e quindi viene riposta sul letto per riportarla in corsia. E giù di nuovo “Amelia tutto bene?” “Amelia abbiamo finito” “Amelia come va?” E come vuoi che vada… devo vomi…BLEAAAAAAAAAAHHHHH!

La nostra eroina, ormai soprannominata “Vomitina” viene riportata in stanza dove, si racconta, abbia parlato con la Madonna e annunciato un paio di profezie, che manco Nostradamus avrebbe saputo fare.

Ripresasi dal delirio, Amelia testa, con entusiasmo, la sua nuova condizione, evolutasi da totalmente inferma a semi-inferma. Ora, insomma, con una gamba libera da tiranti e pesi, può anche compiere un gesto di carità cristiana e porgere l’altra chiappa all’antibiotico.

Riuscirà, addirittura, ad abbandonare il suo letto a bordo di una fiammante sedia con rotelle a bordo della quale, in un delirio di onnipotenza, tenterà la fuga dalla camera, salvo poi ritornare con la coda tra le gambe dopo la crisi di panico sopraggiunta appena oltrepassata la soglia della stanza-cuccia nella quale si sentiva ormai al sicuro.

Quattro giorni e una decina di chili in meno dopo, Amelia viene dimessa, riconsegnata al mondo con la dotazione di due stampelle fiammanti e un gesso semi-aperto che permetta la manutenzione del punto a croce che contorna la sua caviglia.

To be continued…

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mercoledì, 24 dicembre 2008



Sapete quante cose si imparano in 10 giorni di corsia? Innanzitutto, per esempio, che nonostante la fisica e la legge sugli spostamenti delle grandi masse d’acqua, impari che se posizioni bene la pala riesci a non bagnare il letto.

Poi si testano i limiti umani. Quelli intestinali, per esempio. Il tuo intestino si rifiuta di riconoscere la posizione supina come posizione defecatoria e ti lascia per poi re-incontrarsi in un’altra vita. Possibilmente in posizione eretta.

Impari un nuovo concetto di tempo, aspettando i minuti che separano il momento in cui l’infermiera ti piazza il diabolico vasino e quello in cui torna dopo averti lasciato con un “vengo subito”. E quel subito a te rimane sulle chiappe, un solco indelebile che ti ricorda il tempo e la sua relatività.

Testi i limiti del tuo ginocchio di resistere a 3 kg che tentano di staccarti una caviglia. Impari l’arte circense del cambio delle lenzuola con te sopra. Ti avvicini alla religione e al concetto di santità quando cominci a praticare il miracolo della moltiplicazione dell’acqua, riuscendo a farti una doccia con un solo bicchiere della suddetta senza, ovviamente, bagnare il letto.

Poi osservi, ascolti… Ascolti la donna della stanza attigua, per tutti “ ‘a nonna”, lettizzata pure lei come te, col suo slogan “Bella gente, venite da me”. E lasci andare la fantasia sulla sua probabile professione da giovane… Aveva forse un banco al mercato? Vendeva la frutta? …O faceva la baldracca?? Il dubbio si dissolve quando comincia a urlare di aver perso le mutande.

Ascolti la signora lì, in fondo al corridoio, che continua a chiamare tale e fantomatica Maria. Quando la senti chiedere all’infermiera perché non può avere un telefono, giacché paga un affitto, ti rendi conto che forse la Maria l’ha fumata.

E la donna della stanza di fronte e il suo continuo “Oh mamma mia” di dolore, che a giudicare dall’età della fanciulla, equivale più o meno all’evocazione di un fantasma durante una seduta spiritica.

Ascolti i rumori dell’ospedale che ti danno la scansione del tempo. Carrello delle medicazioni alle 6 di mattina (ti lasci bucare una chiappa, sempre la stessa, due volte al giorno, e ringrazi, anche!). Il rumore dei bricchi con l’orzo alle 7.30, quello delle scodelle di brodino alle 12 e alle 18. Gli zoccoli degli infermieri, le urla delle zoccole infermiere, i “mortacci” dell’infermiera di notte, contessa in un’altra vita…

Risocializzi, ti adatti all’ambiente, ricrei delle abitudini nuove e all’improvviso, senza che tu neppure te ne accorga, ti ritrovi a guardare Beautiful e Uomini e Donne senza un conato, con indifferenza, come se fosse una cosa normale.

E aspetti il giorno dell’intervento che ti scioglierà dalle catene della trazione, permettendo al tuo culo di staccarsi dal letto per portarsi almeno su una sedia a rotelle che potrà portarti verso la libertà.

E verso l’emancipazione dalla pala verso il cesso.

To be continued…

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categoria: il fantastico mondo di amelià

martedì, 23 dicembre 2008



Ci sono storie in cui metti il cuore e qualche volta si tratta solo di un prestito. Altre volte ti torna dietro in cocci e con fatica lo ricomponi.

Ci sono volte, invece, in cui ne torna indietro solo un pezzo. Ne hai lasciato un po’ altrove. E non ne senti la mancanza, sei felice che stia lì dove lo hai lasciato, a far compagnia al pezzo di cuore di qualcun altro che era venuto a cercarti.

Ci sono uomini che passano nella tua vita per farti crescere. Altri per farti perder tempo. Qualcuno per portarti un’ulcera.

E poi ci sono quelli che passano per darti un termine di paragone, per farti distinguere l’amore dal passatempo, per ricordarti che quello che non ti dà la stessa sensazione allo stomaco è solo un palliativo.

Ci sono uomini che ti lasciano, uomini che vorresti lasciare, uomini che non ci sono anche quando sono lì con te.

Ci sono uomini che non ti lasciano mai, anche quando non ci sono più e uomini che ti lasciano anche quando ti amano ancora.

Ci sono storie che rimpiangi. Storie di cui ti penti.

E storie di cui non ti pentirai mai.

Ci sono uomini che si aspettano.

E uomini che si lasciano andare.

Buon compleanno.

…stronzo.

Girasole

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sabato, 20 dicembre 2008



Ci sono solo due modi per dimagrire facendo a meno di dietologi e costose visite specialistiche: andare all’Isola dei Famosi o farsi ricoverare in ospedale.

Non essendo famosa e nutrendo anche una certa avversione per i servizi igienici tra le mangrovie, cosa avrò scelto mai per perder peso? Eh si, Amelia si è fratturata una caviglia. Tutto calcolato, sia chiaro. Il fatto di essere caduta come una pera cotta, dopo un salto, durante una lezione di karate, fratturando un malleolo, procurando una lussazione alla caviglia e rompendo un legamento era tutto chiaramente, perfettamente e minuziosamente calcolato! Perché io e la dieta non andiamo d’accordo. Meglio affidarsi alle amorevoli cure di latte, orzo, brodino e roba insipida.

Vi racconto l’evoluzione del diabolico piano? Ma si, ve la racconto…

Lezione in palestra, quadricipiti particolarmente provati, il maestro fa: “Ora correte fin qui e portate un calcio saltato qui in alto, dove metto le mani”.

Amelia intravede la possibilità di un dimagrimento forzato all’orizzonte, immagina già i chili persi quando prende a correre fin lì, illude il maestro col primo calcio portato a destinazione per non destare sospetti sulle sue intenzioni. Poi spicca il salto per il secondo, porta su la gamba d’appoggio, dà il calcio, intanto il quadricipite saluta tutti e va via per un appuntamento improrogabile lasciando Amelia libera di atterrare in una fantasiosa e personalissima reinterpretazione de La morte del cigno. Si ode un CRACK provenire dalla gamba, seguito da urla di dolore e pianti, giusto per impressionare il pubblico.

Il maestro, dopo una attenta osservazione di quel che resta di una caviglia, nella speranza di minimizzare il fatto, proferisce cotali parole: “Vedo sporgere il malleolo… l’hai sempre avuto così?” No, direi di no… non in condizioni di integrità fisica, almeno. E allora via di pronto soccorso dove un temerario e impavido infermiere tenta di sdrammatizzare con un perculamento “Cintura bianca, eh? E tu perciò ti sei fatta male”. L’uomo si salva per impossibilità fisica di reagire e metterlo a tacere. Amelia appunta il suo nome sul suo personale taccuino delle vendette.

Giunti dall’ortopedica di turno, si ode la sentenza “C’è una lussazione, adesso la riduciamo”. E tu pensi che il termine “ridurre” debba comportare qualcosa di minore… dolore, ad esempio. Tu riduci = io sento meno dolore. E invece pare che la matematica e l’ortopedia non siano in sintonia. La tizia e il suo sadico compare operano una serie di manovre che a dir loro riportano in asse l’osso. A dir mio collezionavano vaffanculo e bestemmie per la loro raccolta personale. Amelia viene, quindi, fasciata, passata ai raggi e le viene detto che necessita di ricovero per operarla e ricostruirle il legamento rotto. A quel punto interviene la sorella della papera, medico molto poco incline alla fiducia verso i colleghi conterranei, che le intima di firmare per le dimissioni per farsi curare da un ortopedico d fiducia e dalla rinomata fama. Il mattino dopo parte il viaggio della speranza verso un ospedale in terra sabina dove si ricomincia da capo. Dopo le lastre la sentenza: la manovra dell’allegra ortopedica e del sadico compare era sì di riduzione, ma aveva ridotto l’articolazione in fin di vita. Per cui Amelia viene trattenuta e le viene annunciata la messa in trazione per riallineare l’articolazione. Dicono trazione, io penso ad un piede fasciato,tenuto su in alto con dei tiranti e penso: “Vabbè, scomodo, ma se s’ha da fa…”. Poi l’ortopedico aggiunge: “Visto che ti metto il perno, magari invece della TAC ti faccio una risonanza”…

Suono dei violini di Psycho in sottofondo e sguardo smarrito e terrorizzato della protagonista

Perno??? Quale perno?? E mentre le probabili alternative si accavallano nella mente, la mia barella viaggia verso una camera di tortura. Torturatore 1 sta fasciando un’impalcatura di ferro. Torturatore 2 sta maneggiando strani aggeggi di cui discute con Torturatore 3 munito di Black&Decker nonostante non ci siano quadri da appendere o viti da fissare… Viti… perni… Cazzo, la mia caviglia!! Quando realizzo, l’ortopedico di fiducia vestito da torturatore proferisce le parole “ora sentirai un po’ di dolore”… CHECCAZZOSTAIADDI’??? Metti giù sto coso! Dove vai senza anestesia e soprattutto… perché?? Non ho mai fatto male a nessuno, io… Ti pago ma posa quel trapano!

Dopo due secondi il trapano e lì che perfora il tallone dopo una finta anestesia locale che, a giudicare dal dolore che sento, doveva essere acqua fresca per risciacquare i residui di ossa rotte.

Avete mai visto una papera piangere come un vitello? E’ un vero spettacolo.

Perno, tiranti, pesi, impalcatura e Amelia è ridotta in un letto, immobile, per almeno sei giorni, fino all’intervento di ricostruzione del legamento.

To be continued…

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categoria: il fantastico mondo di amelià

venerdì, 19 dicembre 2008



Piccolo prologo di quello che è stato

… quando si urla di dolore, si invoca sempre la mamma e mai, dico MAI, nessun altro parente o amico? Mai sentito nessuno urlare “Oh, zio Gino!” … Testate sui vostri parenti (“Testate”: voce del verbo testare, ma anche sostantivo plurale, visto lo scopo scientifico dell’esperimento)

… una porzione di chiappa di 15cmq sopporta fino a 12/15 iniezioni, prima di diventare di un viola uniforme?

… una punta di 15 cm infilata con un trapano in un tallone senza anestesia genera, all’incirca, cinque vaffanculo all’ortopedico e un paio a testa agli assistenti?

… una manovra di riduzione di una lussazione è inefficace a meno che non la si operi su di una lussazione?

… una sedia a rotelle non è assicurata per i tamponamenti?

… inviare sms a numeri sconosciuti con il testo “mi sono rotta una gamba, fammi compagnia” può generare risposte del tipo “vieni che te ne do una delle mie tre”?

… 12 giorni senza shampoo equivalgono a tredici punti nella raccolta per ricevere un esaurimento in omaggio?

… è possibile comprare un’infermiera con una rivista scandalistica? Per un inserto di cucina, ti fa anche la ceretta.

… l’antibiotico dà dipendenza? Dopo il quarto giorno di doppia razione giornaliera, chiedi all’infermiere se ne ha da sniffare.

… la classica raccomandazione dei genitori “metti le mutande pulite che non si può mai sapere” ha un suo perché che quasi mai si riferisce a robe di sesso??

… in Parlamento stanno pensando di depenalizzare l’omicidio di medici sadici?

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categoria: lo sapevate che

Feedati di Amelia!
Ho letto nella sfera che se non ti FEEDi diventi impotente!


Z-Blog Awards, Sw4n powered: Winner

Oh, se proprio c'hai una vita così insignificante, se proprio c'hai le capacità letterarie di un'ameba apatica e cieca, se proprio c'hai l'appeal di un cinghiale zoppo, che te devo di'... copia pure! Ma almeno prima dai un'occhiata qui



Da oggi bannerino nuovo, grazie a lei Si accettano prenotazioni!

Ameliando