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Quando hai passato 10 giorni in ospedale e poi torni a casa, hai lo stesso atteggiamento dei reduci dal Vietnam: i primi giorni di riadattamento, li passi sobbalzando al minimo rumore nel corridoio di casa tua, porgendo d’istinto la chiappa, convinta che stiano venendo a farti la puntura quotidiana. Continui a lavarti con due gocce d’acqua, pur avendo a disposizione il tuo bagno e non più il bacile che usavi dal tuo letto d’ospedale. Pranzi ancora alle 12 e ceni alle 18. Alle 20 pretendi che tutti facciano silenzio, perché è ora di dormire e tieni tutte le tue cose in 30cm quadrati, lo spazio che ti era concesso dal comodino della tua stanza, in ospedale.
Poi devi riadattarti alla tua nuova condizione di portatrice di stampelle. Sembrano due innocui aggeggi, un supporto, un aiuto… Non fidatevi: le stampelle sono il male!
Devi innanzitutto imparare come poggiarle: o distribuisci il peso su entrambe e le muovi insieme, o ti ritrovi a girare come un compasso. Ti rassegni al fatto che non puoi trasportare nulla perché hai le mani impegnate a reggerle. Ti chiedi, a quel punto, perché nessuno abbia ancora pensato a fornirle di accessori: marsupio da stampelle, bauletto da stampelle, portapacchi da stampelle, poggia-bottiglia o almeno un portacellulare, santo cielo!
Ti arrangi come puoi… Devi bere? Arrivi (con affanno) al mobile, appoggi per un attimo le stampelle (perché non ci hanno fatto nemmeno un cavalletto??), ti reggi sulla gamba sana, mentre senti i muscoli della coscia iper-caricata che fanno il tifo e ti implorano di fare in fretta, prendi il bicchiere, lo poggi sul lavandino. Riprendi le stampelle, ti giri, ti posizioni a metà strada tra il lavandino ed il tavolo, ripoggi le stampelle, trasferisci il bicchiere dal lavandino al tavolo. Riprendi le stampelle, ti avvicini al frigo, poggi le stampelle, tiri fuori la bottiglia d’acqua, la poggi sul ripiano di fianco al frigo. Riprendi le stampelle, ti sposti a metà strada tra il ripiano e il tavolo, ripoggi le stampelle, sposti la bottiglia dal ripiano al tavolo, riprendi le stampelle, ti avvicini al tavolo, crolli su una sedia e fai finalmente incontrare la domanda e l’offerta di mercato: il bicchiere incontra l’acqua e tu, sfinita, pensi che, dopotutto, bere dalla bottiglia sarà anche da maleducati, ma fanculo le buone maniere!
La scena si ripeterà, più o meno uguale, negli episodi: “Vorrei fare merenda” “Quasi quasi mi faccio un the” “La tavola oggi la apparecchio io” “Cerco il necessario per vestirmi” e “Prendo il telecomando”.
Se vuoi evitare le piaghe da decubito e la decomposizione lenta ma inesorabile del tuo corpo, ‘ste robe infernali devi anche cominciare ad usarle per fare un percorso più lungo di due metri. E hai detto niente… Immaginate di dovere, da un giorno all’altro, usare dei muscoli che fino al giorno prima usavate per sollevare al massimo una forchetta o una bottiglia d’acqua, e adoperarli per spostare il vostro peso. Fin quando sei in casa, sopravvivi… Predisponi dei punti di ristoro nel corridoio, tra la camera da letto e il bagno e, quando non ce la fai, ti riposi, prendi un the caldo, ti massaggi le braccia, schiacci un pisolino, e quando sei pronto, riprendi il percorso fino alla meta.
Ma quando devi presentarti alla tua prima visita in ospedale, dopo solo tre giorni di affiatamento con le stampelle, e devi attraversare una sala d’attesa lunga 40 metri?? Come la metti??
Puoi piangere… ma difficile che un pubblico da ospedale si impietosisca. Puoi cercare delle sedie per i tuoi pit-stop…ma la sala è gremita di pazienti/malati/feriti/ingessati come te. Allora ti fai coraggio, soppesi ancora una volta la distanza che ti separa dall’ascensore che ti porterà dal medico, prendi un bel respiro, ti rassegni e parti!
Avanzi con le stampelle, sposti il peso sulle braccia, ti sollevi, sposti il corpo e riparti…stampelle, braccia, sollevi, sposti… stampelle, braccia, sollevi, sposti… Dopo qualche metro così, cominci ad avvertire chiaramente che la folla si apre per lasciarti un corridoio in cui passare. Senti distintamente la musica del maratoneta che ti fa da sottofondo… Sei sicuro che non sia immaginazione, ma ti pare di vedere qualcuno tra gli spettatori che ti lancia una spugna mentre un altro ti porge una bottiglia d’acqua e ti asciuga la fronte… Senti pronunciare il tuo nome dalla folla che fa il tifo mentre ti accorgi che, alle tue spalle, sta sopraggiungendo un altro concorrente che ambisce al titolo.. E’ una donna… guardala, ‘sta stronza, come stampella allegramente! Tu grondi sudore e lei zompetta con nonchalance! Maledetta… Finti una perdita d’equilibrio, le impedisci il passaggio a destra, la costringi a un cambio di direzione, tu intanto avanzi, prendi forza, acceleri e… fanculo, l’ascensore è mio!!
E sei solo al tuo terzo giorno con le tue nuove amiche… Le stampelle saranno con te per altri 28 giorni…

postato da: Ameliando alle ore 13:52
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Oh, se proprio c'hai una vita così insignificante, se proprio c'hai le capacità letterarie di un'ameba apatica e cieca, se proprio c'hai l'appeal di un cinghiale zoppo, che te devo di'... copia pure! Ma almeno prima dai un'occhiata qui