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Io amo gli uomini.
Non so davvero come si possa fare a meno degli uomini.
Come si fa a rinunciare a chi, dopo che hai speso miliardi di parole per esprimere quello che senti, scomodato l’intero mondo animale e vegetale per creare auliche metafore che potessero spiegare al meglio il tuo amore per lui, averlo ricoperto di baci e coccole mentre gli dicevi “Ti amo”, ti risponde “…si, anch’io” grattandosi una chiappa??
Un uomo è un essere unico, senza il quale noi donne non saremmo quello che siamo (rassegnate??).
Un uomo è quell’essere speciale che quando gli dici “Mi manchi”, dopo settimane che siete lontani, dopo giorni di strazianti attese colmate solo dal desiderio di potersi riabbracciare, ti risponde “Pensami, vedrai che ti passa”. Come il tuo medico che ti consiglia una supposta se gli dici che sei stitica.
Uomini: quelle creature che, quando gli esprimi i tuoi dubbi circa i loro sentimenti, ti rispondono “Tu non sai cosa faccio per te, a cosa rinuncio per stare con te”. E tu, dopo un primo momento di smarrimento e sensi di colpa che ti divorano, realizzi che stanno parlando alla partita di Champions League che hanno perso Mercoledì per portarti a cena fuori.
Un uomo è quello che, dopo giorni che ti corteggia, che ti dice che ti desidera, che ti chiama per invitarti ad uscire, che chiede alla tua amica di convincerti a vederlo, quando hai deciso di fissare un appuntamento… “Lunedì esco tardi da lavoro, Martedì ho il calcetto, Mercoledì ho il poker, Giovedì ho un buco, ti faccio sapere”…
Un uomo è quello che non ti lascia mai… Aspetta che sia tu a farlo! Perché gli uomini non chiudono mai una porta: hanno sempre bisogno di lasciarsi uno spiraglio in cui rientrare, se le cose si dovessero mettere male con l’altra.
Un uomo è capace di lasciarti “perché ti amo troppo”, scardinando tutte le tue certezze circa la logica e la sequenzialità degli eventi, acquisite con anni e anni di razionalità e di vita normale, in cui ad un’azione corrisponde una reazione che abbia una qualche correlazione con l’azione da cui scaturisce.
L’uomo è quell’essere capace di dirti cose tra le cui righe impari a riconoscere messaggi reconditi, che ti fa esercitare sulla lettura trasversale, che ti insegna la molteplicità di sinonimi esistenti per le parole “Voglio trombare” (“Mi manchi” ; “Da quando ci siamo lasciati ho un vuoto dentro di me” ; “Con lei non c’è il dialogo che c’era con te” ; “Mi piace il colore del tuo maglione”, per fare qualche esempio…)
Un uomo è capace di convertiti alla sua religione, dimostrando la sua inamovibile fedeltà al credo dei Presbiti dell’amore, quelli che si fanno amare solo da lontano, quelli che “se ti innamori troppo ti lascio”.
Un uomo ti lascia esprimere, è tollerante, ti asseconda nel tuo bisogno di lavargli i calzini, stirargli le camicie, pulirgli casa, senza per questo rinnegare le sue origini e restando attaccati ai valori fondamentali della famiglia (“La lasagna come la fa mammà…”)
Un uomo ha il dono di una sensibilità superiore, di un tatto e di un altruismo senza limiti, il dono di lasciarti per il tuo bene perché “sono uno stronzo, non ti merito”.
Si può davvero fare a meno di questo??
postato da: Ameliando alle ore 07:19
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categoria: amenità ameliose
La recessione non paga.
No, fa bene il nostro primo ministro a spingerci a spendere, perché fare la cresta sulla spesa e risparmiare sui prodotti è il male.
Prendi me. Sono anni che ho smesso di comprare quei cosi lì, quelli che noi donne usiamo in quei giorni (e qui ammicco!). Cioè, non è che ho smesso proprio: è ancora presto per mandare le ovaie in pensione e far posto alla menopausa. Ma ho smesso di comprarli griffati. Tanto, ormai, tutti c’hanno le ali, tutti ti permettono di fare la ruota a un provino da vee-jay, tutti ti danno la possibilità di lanciarti da un aereo col paracadute. Chi più, chi meno. E io e il mio paracadute da un po’ abbiamo deciso di non cedere al richiamo della firma, e di affidarci alla qualità anonima.
Ma mica lo sapevo cosa mi perdevo?? Cioè, il mondo intanto cambia e nessuno mi dice niente! Fortuna che un’offerta speciale ha fatto ricomparire le griffate bustine di nuovo nella mia borsa della spesa. Altrimenti come avrei fatto io a sapere che “la frutta secca può regalarmi un naturale effetto relax”??? Si, porca miseria… c’è scritto sull’involucro del mio assorbente!! Mancano però i dettagli. Maledetti creatori di confezioni di assorbenti… dove sono i dettagli?? La frutta secca mi dà relax se la stendo sul pavimento e mi ci addormento sopra? Ma no, forse un infuso con l’uva passa… Ci sono: due prugne secche sugli occhi e va via la stanchezza!
“Lo sai che durante il ciclo mestruale è consigliabile indossare indumenti comodi e traspiranti?” Lo ignoravo… Mi tolgo la muta da sub e proseguo con la lettura.
“Lo sai che la sindrome premestruale colpisce maggiormente le donne che lavorano fuori casa?” Eh no, non lo sapevo. Tocca licenziarsi, allora. O spostare l’ufficio in casa. O andare ad abitare in ufficio.
“Lo sai che fino a due anni dalla prima mestruazione è normale che il ciclo ritardi o salti un mese?”. Anche nove mesi. E pensa quante bustine risparmiate…
“Lo sai che con la semplice borsa d’acqua calda puoi alleviare il dolore alla pancia?”. Giuro, ho provato. Ho riempito d’acqua bollente l’acqua, mi sono stesa sul letto e niente: la pancia ha continuato a farmi male. Allora sono tornata in bagno a riprendere la borsa d’acqua calda e l’ho buttata via!
Ma la cosa essenziale è che “durante il ciclo mestruale puoi tranquillamente fare il bagno in mare”… Cioè, sul serio?? Non c’è pericolo di attirare gli squali? Di contaminare la barriera corallina? Di far appassire le alghe? Di far mutare geneticamente le meduse?? Di riempirsi di acqua salata ed esplodere come un gavettone?? Wow…
Mi rimetto la tuta da sub e vado a tuffarmi.

postato da: Ameliando alle ore 17:55
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categoria: amenità ameliose
"Ricorda sempre con un pizzico di nostalgia l'anno appena trascorso..."
Ma vaffanculo, va!
postato da: Ameliando alle ore 10:25
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categoria: amenità ameliose
Non sono una donna.
O almeno non credo di esserlo.
Cioè, nelle mutande e sotto la maglietta è tutto al proprio posto. Ma guardiamo per un attimo i dati oggettivi in mio possesso: ci sono degli standard qualitativi che io, evidentemente, non rispetto e per i quali potrei vedermi contestato il mio status di donna.
Andiamo per ordine.
Trucco: i fugaci e rari momenti della mia vita in cui ne ho fatto uso, sono stati quasi tutti indotti da terze persone, passibili di condanne per circonvenzione di incapace. Io: l’incapace a cui se mettete del rossetto otterrete lo stesso effetto del metterle una museruola, zitta per quella orrenda sensazione d’avere qualcosa in bilico sulle labbra, la cui vita dipenda dall’equilibrio raggiunto tenendo la bocca chiusa, nella tipica espressione nota in Francia come “buc de cul”. Ottimo per una dieta, un po’ meno per una serata mondana.
Calze: le donne adorano le calze, le mettono sempre e ovunque. A me gelano le chiappe!! Odio il sintetico, I love calzini! Eh si, cari miei: raccogliete il pisello dal pavimento, crollato dallo sconforto per la notizia. A mio vantaggio posso, però, dire che adoro le parigine (le calze, non le donne) e posso sopportare le autoreggenti.
Per qualche ora.
Solo sotto le gonne.
In auto: in curva accelero. Sorpasso i tir senza tachicardia. Ho superato il 180km/h talvolta. So rallentare scalando di marcia. So attraversare un incrocio, cambiare una gomma e conosco l’uso di ogni tasto e pulsante sulla plancia. So orientarmi senza un cane da tartufo e conosco strade e autostrade.
Con gli uomini: non so ammiccare. Non so fingere. Non so fare giochetti, non so fare la preziosa, non so nascondere i miei sentimenti, nel bene e nel male, in amore e odio, in amicizia o antipatia, in divertimento o noia. Se dico a qualcuno che mi sta simpatico, vuol dire che mi sta simpatico. Non so mentire: al massimo non dico.
Con le altre donne: non faccio comunella. Non spettegolo. Non giudico. Non racconto con pathos i drammi del cachemire rovinato dalla lavatrice.
In casa: non ho la fissa dell’ordine e della pulizia. Non cambio le lenzuola tutte le settimane: ho la presunzione di ritenermi pulita, giacché mi lavo prima di andare a letto e pure dopo. Non mi porto dietro l’aspirapolvere come un cane al guinzaglio e il folletto, per me, è ancora un magico abitante dei boschi. Posso pulire il pavimento di una stanza soltanto, senza essere assalita dai sensi di colpa per le altre stanze. Un alone di calcare non rappresenta una sconfitta personale. Se qualcuno sporca subito dopo che ho pulito, ripulisco senza dichiarare guerra.
Funzioni corporali: ce le ho! Tutti ce le abbiamo, ma qualche dolce donzella lo nega. Io no! Rutto, giuro! Non in pubblico, ovviamente, ma lo faccio. E voglio passare un giorno con una di quelle che, schifate, vanno dicendo “Io non faccio certe cose!”. La porto alla sagra della bibita gasata e la introduco nel fantastico mondo del rutto libero. E quando mi accorgo che sta per sparare la bomba, le tappo naso e bocca e voglio vederla ruttare con le orecchie!
E poi si va in ordine sparso… non so camminare sui tacchi, se qualcuno mi parla di kajal gli rispondo “a soreta”, in un centro commerciale visito prima il negozio di elettronica e poi, eventualmente, quello di abbigliamento. La tovaglia in tavola ci va solo a Natale, so che il crack di un programma non fa di me una tossica, Baglioni mi irrita il colon, i film d’amore mi fanno piangere, si, ma per lo spreco di denaro e risorse, a un mazzo di fiori preferisco il pieno di benzina.
Sto messa molto male, vero? Ci saranno dei corsi di recupero? Dei crediti formativi? Delle scuole di specializzazione tenute, che so… da Valeria Marini? Faccio un esame delle urine??
postato da: Ameliando alle ore 20:11
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categoria: amenità ameliose, il fantastico mondo di ameliÃ
Voglio comunicare al mondo (si, il mondo passa tutto di qui... e con regolarità, anche più volte al giorno come l'intestino della Marcuzzi dopo tre mesi di Activia) dicevo, comunico al mondo che non siamo tutti così, noi napoletani, come quelle due capère sull'Isola dei Famosi.
Mi preme che si sappia che molti di noi sono anche capaci di interagire, colloquiare ed esprimersi in una lingua comprensibile.
Qualcuno di noi è addirittura capace di farlo senza particolari inflessioni.
Un consistente numero di esemplari è perfino capace di farsi gli affari propri senza sparlare di chiunque.
Leggende popolari narrano, addirittura, di esseri femminili, dai partenopei natali, che sono felicemente sopravvissute alla quotidianità senza fare di tette e culo la propria carta d'identità.
...no, per dire che io oggi ho guardato l'isola dei famosi e me ne sono vergognata.
Ecco.
postato da: Ameliando alle ore 21:12
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categoria: amenità ameliose
postato da: Ameliando alle ore 18:25
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AAAAAAAHHHHHRRGGG!!!postato da: Ameliando alle ore 17:13
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categoria: amenità ameliose
Quanto la state facendo lunga co sta storia del decreto anti-prostituzione! Tutti a dare addosso a sta pora donna, tutti contro la Carfagna. E che avrà detto di male?? Una verità conclamata, una soluzione indispensabile: bisogna togliere le prostitute dalla strada!
Avrei solo una domanda in proposito: ma siamo sicuri, poi, che ci sia spazio per tutte, in televisione e a Montecitorio??

postato da: Ameliando alle ore 20:14
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categoria: amenità ameliose
Alla C/A del Cern di Ginevra
Egr. Sigg. Scienziati,
Io fino ad ora sono stata zitta.
Non ho detto niente, mi sono guardata in giro, ho letto, vi ho fatti parlare, ho ascoltato le opinioni di tutti, ho preso nota, ho osservato.
Due domande su sto buco nero, però, ve le voglio fare pure io:
1) Io un buco nero non l’ho mai visto. Non da dentro, almeno. Quindi non so come sia fatto. Mi piacerebbe continuare a vivere con questa mancanza, che se proprio mi dovesse venir voglia di guardarne uno, mi attrezzo con degli specchi. Mo dico io… se finisco dentro al buco nero creato da voi e nessuno se ne accorge, che nei buchi neri è notorio che le telecamere di Chi l’ha visto non ci arrivano… chi mi ripaga?? Eh? E’ possibile, piuttosto, fare una lista in ordine alfabetico, cominciando dalla B, di chi vorremmo far risucchiare da sto coso? Organizzo pure una raccolta di firme, se mi dite che è possibile.
2) leggo “Uno degli obiettivi più ambiziosi è la caccia al bosone di Higgs”… e mettiamo il caso che Higgs al suo bosone ci tenga e pure parecchio e che fosse pure incazzoso, a cosa andiamo incontro?
3) Ho letto che l’obiettivo dell’esperimento è ricreare il Big Bang, la creazione dell’universo. Diciamo che ci riuscite… che ce ne facciamo del piccolo embrione di universo? Voi lo sapete che in materia di embrioni la Chiesa è assai scassacazzi?? Io lo dico per voi, poi vi ritrovate schiere di cattolici fuori la porta del laboratorio che vi dicono che staccare la spina è immorale, cazziatoni della Conferenza Episcopale che dice che un universo fecondato è già una vita. E dove lo troviamo noi lo spazio per un universo nuovo?? Lo potiamo e lo teniamo bonsai?
4) Siamo a Settembre. Pare che per far girare tutte le macchine a pieno regime ci vorrà qualche mese. Diciamo Dicembre, va. Dice che nel caso qualcosa andasse storto, il buco nero creato ci inghiottirebbe un po’ alla volta nel giro di 4 anni. Tra quattro anni è il 2012. Dicembre 2012. Ve la ricordate la profezia Maya?? Ecco, io alle profezie non ci ho mai creduto ma… perché rischiare???
Vi lascio al vostro giramento di protoni inviandovi
Distinti saluti
Amelia
postato da: Ameliando alle ore 19:34
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categoria: amenità ameliose
Di cose da scrivere ne avrei.
Ma mi manca la forza!
Non è che potreste attrezzarvi voi con la lettura del pensiero??
In fondo in un anno e più di blog non vi ho mai chiesto un favore...
postato da: Ameliando alle ore 12:20
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categoria: amenità ameliose
Tu!! Si, si, TU! Ti vedo… tu che hai storto il naso e hai detto “Sindrome?? Tsè…sarà una roba da donna… io non ho sindromi” …ILLUSO! Ecco cosa sei, un povero illuso. Sono sicura che almeno un 70% della popolazione mondiale ne soffre. La SDCC è quella patologia per la quale si ha un disturbo dell’attenzione dovuto a distrazione indotta da pensieri interscambiabili e sovrapponibili che si inseguono fino a portare il malato lontano miglia e miglia dal punto di partenza, del quale (punto di partenza) non resta che una vaga traccia in qualche angolo sperduto del cervello.
Faccio un esempio per spiegarmi meglio.
Chiacchieravo amabilmente su msn quando, tra una parola e l’altra, si fa avanti un bisogno fisiologico. Convinta di restar via pochi istanti, lascio la conversazione senza avvertire del mio allontanamento. Ma non avevo fatto i conti con la SDCC…
Per andare al bagno passo davanti alla lavatrice che mi ricordo di aver caricato la mattina senza più scaricarla e mi dico "ok, ora la scarico un attimo". Quando ho finito penso "Visto che tira vento ora ne carico un'altra" e allora racimolo i panni che trovo in giro. Mi accorgo di non averne a sufficienza e allora tiro giù le tende e faccio partire il lavaggio. Una volta tolte le tende mi accorgo che i vetri sono sporchi e comincio a pulirli. Quando ho finito di pulirli mi accorgo del macello che ho creato davanti alle finestre, e allora prendo la scopa. Ma ci sono le macchie e allora ci passo lo straccio. Quando ho finito di passare lo straccio vedo che la bacinella coi panni sta ancora li, e allora li stendo. Quando vado a stenderli mi accorgo che non ho dato acqua alle piante e allora le annaffio e solo mentre annaffio finalmente mi ricordo che non ho ancora fatto la pipì, che era il motivo per cui avevo alzato il culo dalla sedia!!!
Episodi del genere si ripetono più e più volte durante l’arco della giornata fino a che si accumulano decine di punti di partenza scomparsi, svaniti, il più delle volte irrecuperabili, persi per sempre nei molteplici meandri e vicoli in cui ti conduce la malattia.
L’unico modo per sperare di guarire è mettere i paraocchi o muoversi ad occhi chiusi verso la meta, canticchiando nella propria mente una canzone di Max Pezzali o di Povia , che, com’è noto, inibiscono qualunque attività cerebrale e annullano, quindi i pericolosi effetti della SDCC.
Ora scusatemi: ho saputo che è uscito un nuovo album degli 883. Vado a comprarlo.
…eh, però, questa borsa è tutta in disordine e… toh, il telefono, devo chiamare la mia amica per… avrò comprato il latte?
postato da: Ameliando alle ore 10:43
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categoria: amenità ameliose, il fantastico mondo di ameliÃ
Eccoci arrivati alla terza puntata del nostro viaggio nella rivisitazione dei classici cioccolatini da feste non segnate in rosso sul calendario, ma pur sempre economicamente appetitose. Abbiamo visto nella scorsa puntata come confezionare e personalizzare i vostri dolcetti. Per la festà del papà aggiungeremo un simpatico gadget che il vostro genitore apprezzerà molto.
Momento art attack: oltre al materiale necessario per confezionare i cioccolatini, stavolta aggiungete una visita in ferramenta. Fatevi tagliare un tubo di rame da 5 pollici per 30 centimetri, circa. Passate nel reparto idraulica e comprate due fascette di metallo e una chiave inglese. In merceria prendete un nastro rosso lungo almeno 50 centimetri e largo almeno tre. Sistemate una delle due fascette ad una estremità del tubo e stringete forte fino a serrare l’apertura. Riempite il tubo con i cioccolatini confezionati e chiudete l’altra apertura con la fascetta avanzata. Decorate il tubo con il nastro acquistato e chiudete il fiocco unendo al nodo la chiave inglese. I papà sono notoriamente degli amanti del fai da te: apprezzeranno moltissimo il vostro regalo. Altro che pantofole e cravatte…
Ma passiamo alle frasi da stampare sulle veline:
Mi hai messo al mondo, mi hai dato il tuo amore: finisci il lavoro e dammi anche una casa
Papà: vorrei essere come te, magari con più capelli
Padre adorato / quante volte mi hai aiutato? /Ascolta papà / la carta di credito… me la puoi da’?
Se oggi sono quello che sono lo devo a te. (Signor giudice, è lui che dovete arrestare)
Papà: Prestare Auto Provvedere Abbisogno
Il tuo esempio mi sarà da guida nell’educare mio figlio. Le cinghiate erano prima o dopo cena?
…e anche il papà mi pare sia apposto. Per la festa della mamma facciamo un giochino interattivo. Visto che avete dimostrato un discreto grado di inventiva, nei commenti ai post precedenti, i bigliettini per la festa della mamma li lascio scrivere a voi. Inviatemi via e-mail (ameliando@hotmail.com) le vostre creazioni che saranno pubblicate qui, insieme al link al vostro blog, se ne avete uno.
Utilizzate lo stesso indirizzo e-mail per partecipare al grande concorso (!!!) Trova la trama per un titolo, lanciato da paleomichi, la nostra paleontologa di fiducia! Il titolo è “Tre metri sopra il cellophan”. Facciamo che avete più o meno un paio di settimane per inviarmi le vostre trame, brevi e concise. Le migliori finiranno in un post quando ne avrò raccolto un numero sufficiente per pubblicarle. Può partecipare anche chi non ha un blog, basta che mi diate una firma da apporre sotto al vostro capolavoro.
Si lo so… non ci sono premi in palio, manco una caramellina o una pacca sulla spalla… E non scassate la minchia, su!! Sarete pubblicati su questo blog… non vi pare un onore incommensurabile??
No, eh?
Strunz! -.-‘’
postato da: Ameliando alle ore 10:10
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categoria: amenità ameliose
Ok, dai… ci siamo. Domani è la festa della donna. Facciamo una piccola nota storica e poi procediamo con la lista delle frasi da cioccolatino Taci di Perù Gina (ndr. idea originale dei commentatori)?? Così uniamo l’utero al divertevole, come diceva qualcuno in quelle leggende metropolitane che racconta mia mamma (la puntata scorsa qui).
Ecco, mi cade un mito… Mi stavo documentando su Wikipedia sull’origine della festa, e scopro che l’incendio della fabbrica dove lavoravano le donne che poi morirono e alle quali sarebbe dedicato l’otto marzo, è in realtà una leggenda.
[…]L'unica data certa è l'8 marzo 1917 quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio) […]
Vi piace questa versione? La accendiamo? Apposto, abbiamo saldato il nostro conto con la storia.
Passiamo a quello che è veramente importante.
Momento Art Attack: recatevi in una pasticceria artigianale, comprate dei cioccolatini, passate in cartoleria a comprare delle veline (si, provateci… vedete se ve le danno, quelle di calane5… e dai!!! Le veline… i fogli sottili, su…), tirate fuori il rotolo (… avete finito di fare gli spiritosi a sfondo sessuale, eh?? Stiamo parlando di una cosa seria, porco giuda!!) di carta argentata, prendete delle forbici, preparate la stampante e procediamo.
Dopo aver ritagliato delle striscioline di carta argentata sufficienti a racchiudere i vostri cioccolatini, provvedete a stampare e ritagliare le frasi che vi vado a suggerire:
Donna: tutto si fa per te se me la dai a me (Garinei e Giovannini senza censura)
Non trombare è un lungo morire (Siffredi in pensione)
Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro… ci siamo capiti, vero amore?? (G.W.von Leibnitz con didascalia di Amelia)
Ci si trova per caso, ci si ama con un bacio, ci si lascia con un calcio (Anonimo calciatore)
Niente fiori, ma opere di bene (Onoranze Funebri Bellomunno)
Coloro che vivono d’amore, prima o poi chiederanno un prestito (Emile Verhaeren e Bancaintesa)
Come ti vidi mi innamorai, E tu sorridi perché lo sai. E rido anch’io se me la dai (Boito e studio dentistico Belsorriso)
Tutti gli amori dell'uomo, ancorchè diversi, hanno lo stesso motore: lu pilu (Alfieri e Cetto La Qualunque)
Ok, avete stampato? Ritagliate le frasi dalle veline e incartate i cioccolatini. Fatene dono alla vostra donna e tanti auguri.
Il prossimo attacco d’arte alla festa del papà.
Adieu.
postato da: Ameliando alle ore 09:43
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categoria: amenità ameliose
Dopo che in tanti mi ci hanno mandato, in modo più o meno diretto, ieri sono andata a farmi benedire.
Mi spiace, non nel senso che speravate voi, però. Sono andata proprio a farmi benedire con acqua santa, santini, preghiere e amen! Andiamo per ordine? E andiamo per ordine, va.
Esiste, nella nostra arcaica, superstiziosa e insolitamente credente regione, l’usanza di far benedire le auto appena acquistate, usate o nuove che siano, in modo da ingraziarsi chi da lissù ci tiene d’occhio e sperare di arrivare illesi all’acquisto dell’auto successiva, per decorrenza dei termini e non per sopravvenuta disintegrazione del veicolo.
La mia Amica Intelligente (da qui in poi identificata con la sigla AI) ha un’auto nuova, di seconda mano ma pur sempre nuova, per lei. Ce l’ha da quando la sua vecchia auto, una cinquecento in fin di vita, è stata vittima di un processo di autocombustione, dopo un episodio di autoallontanamento dal parcheggio in cui era sistemata. Del resto, essendo un’auto, era autonoma (zelig portami via!).
Converrete con me che, dopo un episodio tanto fortunato, uno possa pure permettersi il lusso di credere in qualunque cosa. E noi siamo convinte che una benedizione al santuario della Madonna di Pompei sia meglio di un bonus malus con una qualunque compagnia assicurativa. E costa pure meno.
La nostra buona stella, ovviamente, ci fa scegliere l’unico giorno di monsoni di questa stagione per cui tra vento e pioggia, salerno-reggio calabria e gomme lisce, la meta è raggiunta.
Esiste un’industria della benedizione delle auto, con tutto il suo indotto: il sacerdote, gli orari, i gadget, i prezzi, la location, il copione e il parcheggiatore che “Stev meglio quand stev ‘n galera: almeno stev asciutt” . E sapere che stai affidando la tua auto a un galeotto, dà un sapore tutto nuovo alla giornata, ti infonde tranquillità e speranza nel futuro.
Essendo in anticipo sull’orario previsto per la cerimonia, io e AI ci intratteniamo nell’atrio del santuario, osservando la varia umanità che transita. Ho dedotto che:
- andare in un santuario dev’essere considerato al pari di un evento mondano giacchè le donne erano tutte impellicciate e fresche di parrucchiere;
- le monache hanno un fashionissimo abbinamento cromatico tunica bianca-giacchino e velo marrone/beige che ho intenzione di copiare al più presto;
- le adolescenti si vestono da baldracche anche in un luogo sacro, deambulando sui soliti trampoli che conferiscono loro quell’andatura sciolta e di classe da elefante sulle punte con pertica infilata su per il culo;
- la Madonna viaggia molto più di me, visto che era in procinto di andare in trasferta in Puglia.
L’arrivo del sacerdote ci ha distratte dalle nostre considerazioni sul mondo e siamo finalmente state benedette insieme all’auto. Vi farà piacere sapere che, quando siamo venute a contatto con l’acqua santa, non si è avvertito nessuno sfrigolio, e questo stato considerato un buon segno. Non abbiamo vomitato roba verde e la testa non ha roteato per 360° sul collo. Non ci siamo espresse in sanscrito e nessuna piaga è comparsa sul nostro corpo a contatto col liquido benedetto. Tutto sommato c’è andata di culo.
Mi è rimasto un unico dubbio: AI mi ha fatto dono di uno dei suoi santini-gadget ricevuti dopo l’offerta per la benedizione e il resto della giornata non è stato esattamente idilliaco… Mi chiedo… non è che quel santino andava attivato, come le sim dei cellulari?? Qualcuno conosce il numero del servizio clienti?
postato da: Ameliando alle ore 09:53
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categoria: amenità ameliose
Avvertenza: post di una lunghezza considerevole e ad alto tasso intestinale. Perché abbia deciso di postarlo proprio oggi, dopo la prima puntata del festival di San Remo, forse è una ragione che il mio inconscio conosce bene, ma che il mio conscio, più educato e morigerato, tenta di ignorare.
Voi che avete una vita intestinale da “una volta al giorno e niente più” non potete comprendere. C’è tutto un mondo che ignorate. Un mondo fatto di vincoli, limitazioni, sofferenza, dolore e lacrime (Ah? Ho esagerato? Ma no. Vabbè forse… ma soltanto un poco!). Chi soffre di colite non può avere una vita normale e oggi voglio raccontare al mondo di questa condizione che troppo spesso è ignorata, IGNORANTI (ma no che non vi voglio offendere… ignoranti nel senso che ignorate… si, giusto, come imbecille è colui che imbelle, bravi. E cretino è colui che creta… e scemo è colui che scema, ok… il concetto è chiaro, andiamo avanti).
Mettiamo una giornata normale tipo:
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” fate colazione, proseguite con la vostra bella tappa al bagno, abluzioni e companatico, e via al lavoro.
Noi colitici non ci arriviamo in cucina, la prima cosa che dobbiamo fare al mattino è far visita al bagno. Poi facciamo colazione. Eh… pare facile… con cosa facciamo colazione?? Latte? Ci irrita il colon. Yogurt? Idem. Fette biscottate? Si, potrebbe andare… ma con cosa? Marmellata? Ma non sia mai, che la frutta è nemica del colon irritabile. Nutella? Faccio finta che sia una battuta… The? Si, quello può andare. Ok, colazione con the e fette biscottate e poi di nuovo al bagno, che spesso una seconda passata ci sta tutta. E vai, che forse riusciamo anche noi a cominciare la giornata.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” siete in ufficio, fate il vostro bel lavoro, scambiate qualche chiacchiera con i colleghi fino ad ora di pranzo, quando raggiungete la mensa, o quello che sia, e consumate il vostro pasto.
Noi colitici siamo in ufficio. Tutto procede normalmente e fin quando va avanti così, urca che bello. Poi arriva il capo e vi rifila il lavoro più infame di tutto l’ufficio. Il collega di scrivania vi frega la pinzatrice, costringendovi a legare i vostri documenti con ago e filo, usando una graffetta come ago e un filo strappato alla vostra sciarpa. L’amministratore del vostro condominio vi chiama per avvertirvi che il gatto della signora del quarto piano ha deciso di darsi alla pittura creativa sul vostro bucato steso, e si rifiuta di dirvi cosa ha usato come tempera, anche se voi un atroce sospetto ce lo avete lo stesso. Yuhuuuuuu…è lui: il richiamo dell’intestino in amore. Crampi, meteorismo, fitte e spasmi vari, giusto per ricordarci che è li, ci ama e per questo ci chiama spesso, come un buon innamorato dovrebbe sempre fare. Se siamo fortunati, nonostante tutto ciò e con un po’ di autocontrollo, ci imponiamo di arrivare fino al pranzo e magari distrarci nella pausa.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” consumate il vostro pasto, prendendo quello che vi piace di più, mangiate e tornate alla vostra postazione.
Noi colitici dobbiamo prima passare al vaglio quello che possiamo permetterci di mangiare. Niente frutta, niente verdure cotte, niente condimenti grassi, niente dolci, niente bibite gasate, niente roba troppo fredda o troppo calda. Ok, riso e soglioletta e via, bagno e ufficio. Che dopo ogni pasto la natura chiama.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” uscite dall’ufficio, tornate a casa, doccia, riposo, uscita, cena.
Noi colitici usciamo dall’ufficio, torniamo a casa, doccia, riposo, uscita, cena. Questa ci viene quasi normale, eh? Se non fosse che:
- se l’uscita è in un locale in cui c’è da star seduti, e cenare (a parte i soliti problemi del “cosa posso mangiare e cosa no”) tocca preventivare di indossare qualcosa di elastico ed estendibile, perché un colitico seduto a cena tende a gonfiarsi come una zampogna.
- dovremo sopportare per tutta la durata della cena la solita e immancabile domanda “Ma perché non assaggi questa torta con 20 strati di cioccolata, doppia porzione di panna, colesterolo a tranci e zucchero caramellato nel miele? E’ buonissima”… E grazie al cazzo!! Lo so pure io che è buonissima, ma se la mangio faccio tappa in tutti i cessi da qui fino a casa, mortacci tua e del tuo intestino insensibile!
- se poco poco abbiamo osato mangiare un alimento proibito (e ditemi come si fa a privarsi di tutto!) passeremo tutto il viaggio di ritorno fino a casa sperando di non trovare traffico, o ripercorrendo col pensiero tutti i possibili posti in cui fermarsi per andare al bagno. E se si è in dolce compagnia, non è un argomento di discussione di una certa sensualità.
Io, personalmente, ho una mappa mentale di tutti i bagni del circondario. Non che ne abbia sempre avuto bisogno, ma il fatto di sapere che posso contarci, in casi di urgenza, mi tranquillizza. Del circondario e non solo, ovviamente, classificati per pulizia, accessori, scelte cromatiche e morbidezza della carta... Per esempio… lo sapevate che i bagni della stazione di Piazza Garibaldi, a Napoli, sono incredibilmente puliti? Frequentati da prostitute, ma puliti. Magari si impara anche qualcosina facendo due chiacchiere con le signorine, che non fa mai male. E lo sapevate che i cessi alla stazione Termini c’hanno i tornelli? Monetina e puoi svuotare lo svuotabile. I cessi del Mc Donald’s/Spizzico di Piazza del Campo a Siena sono delle catacombe di un’ìndecenza unica (cosa che mi ha notevolmente fatto calare il posto in classifica dei cessi della suddetta catena di fast food che avevano un buon piazzamento generale). I bagni dell’Outlet di Valdichiana sono fantastici, premio Amelia Colitica d’Oro! Una speciale sezione della mia mappa mentale, poi, è dedicata ai cessi on the road… quelli degli autogrill, insomma.
Che poi una volta sono stata anche da un medico, giusto per togliermi il dubbio che non avessi qualcosa di mortale. Un gastroenterologo… tanto bravo, eh?! Ma cazzo, ti ci volevano proprio 80€ per dirmi che non c’ho niente di patologico, dopo avermi tocchicciato la pancia qui e lì??
La verità, unica e sola, è che siamo degli emotivi. E ognuno dà alle emozioni la collocazione che vuole. Noi ce le teniamo nell’intestino.
postato da: Ameliando alle ore 12:09
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Le domeniche di Quaresima napoletana sono simpaticamente animate da un personaggio folkloristico e storico, il cui effetto miracoloso immediato è il farti rimpiangere quei bei testimoni di Geova di una volta: il battente. Trattasi di estremista cattolico che, nell’impeto della fede, in prossimità della Pasqua, spende le sue domeniche mattina questueggiando (neologismo… bello, eh?!) in vista del suo pellegrinaggio del lunedi in albis (…pasquetta, ignoranti!) quando raggiungerà a piedi, flagellandosi o meno, uno dei santuari che la nostra beneamata regione non ci fa mancare.
Colonna sonora della questua: neomelodiche intonazioni inneggianti alla Madonna, sparate dall’altoparlante di un’auto, che ti fanno rimpiangere lo zappatore di Merola, che almeno aveva una trama. E una sveglia alle 8 di mattina con questi cori ve la raccomando.
Modus operandi: citofonata forsennata alle suddette otto di mattina con seguente messaggio subliminale: “P’a maronn” (trad. Per la madonna) che ci metti poco, tra il sonno e la veglia in cui sei ridotto, a scambiare per una bestemmia.
Alle otto di domenica mattina non puoi pretendere che uno sia lucido. Non ti meravigliare quindi, oh tu questuante, se ti viene risposto “Oh… un momento: ristabiliamo i ruoli… TU hai citofonato IO bestemmio!!”
postato da: Ameliando alle ore 16:06
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categoria: amenità ameliose
Siamo a metà strada tra San Valentino e la festa della donna, con lo sguardo lungo che ammicca alla festa della mamma. Cosa vi portano alla mente queste amene festività? Un martire diventato simbolo degli innamorati? Il ricordo di una strage di donne, vittime dello sfruttamento della prima industrializzazione? L’impegno, la dedizione l’amore incondizionato dell’angelo del focolare? Ma finitela!! L’unica cosa a cui pensate se vi nomino queste ricorrenze è solo ed unicamente una: i Baci Perugina!
Bravi, siete sani.
Io adoro quei cioccolatini, per due motivi fondamentali: la nocciola e la saggezza popolare che ci trovi nei messaggi. Ma ho la sensazione che siano un po’ obsoleti. Si insomma… il mondo è andato avanti, siamo cinici, ormai. Disillusi, abituati a convivere col tradimento, sessualmente confusi o quanto meno più assortiti. I divorzi sono all’ordine del giorno e la nostra vita è regolata dal denaro. Immagino sia ora di dare una svecchiata a quei messaggini. Faccio io, fatevi da parte!
Vediamo che si può fare…
Un mutuo è un apostrofo verde tra le parole “M’accaso”
Essere nella tua vita: cosa potrei volere di più? Essere nelle tue mutande, per cominciare
Ogni grande matrimonio comincia con la separazione dei beni
Cos’è un vaffanculo se non il linguaggio del cu…ore?
Assegni, Bot, Cambiali… l’ABC dell’amore
Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza che la/il loro fidanzata/o ce la/o dia
Fideiussione bancaria: ed è subito affitto
Perché parlare? Trombiamo
Il tempo non potrà mai distruggere ciò che un divorzista ha costruito
Vorrei essere il vento che ti accarezza il viso e ti alza la gonna
Baci avuti facilmente, si dimenticano facilmente. Tergo avuto facilmente, resta molto impresso nella mente.
Assegno di mantenimento: messaggero dell’amore che fu
Cara la mia Perugina io ho fatto quel che potevo. Ora tocca a te
P.s. Sto avendo problemi con la chat di Splinder: risulto on line ma in realtà non riesco ad essere connessa per più di due nanosecondi. Quando la riavvio, se c’ho voglia, mi giungono i messaggi di chi mi aveva scritto, olltughedernau! Quindi, per cortesia, se avete qualcosa da comunicarmi usate i PVT o la mia email. Per gentilezza… sono su questo portale perché ho un blog e leggo dei blog… amerei molto non ricevere più messaggi da chi legge solo il profilo e pensa di essere su Meetic, e amerei in ugual maniera non ricevere più messaggi di chi si dice estasiato dal pensiero di leccarmi, tra le altre cose, le ascelle.
Che poi ho scordato di chiedere se le preferisce depilate o meno.
postato da: Ameliando alle ore 11:21
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Due cosucce due:
- Giucas Casella rivedesse il protocollo dei suoi numeri di paragnosta, perchè non si può dire a Rocco Siffredi "Rigido... devi rimanere rigido"!!! E' istigazione a delinquere. Poi ti ci rimane per davvero, e che ci facciamo?? Ci stendiamo il bucato?? E su...
- Simona Ventura riflettesse meglio prima di dire a Rocco Siffredi "Ti ha chiesto di alzare le gambe, una alla volta". Non si stupisse quando poi Siffredi le risponde "Tutte e tre??"
- Alla tizia che è arrivata qui, digitando su Google "mi farei Marco Travaglio"... METTITI IN FILA, BELLA!!! Tsè...
postato da: Ameliando alle ore 18:06
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categoria: amenità ameliose
Ero li, ieri sera, davanti alla tivvù. Dopo un telefilm su serial killer che sgozzano le vittime, mi godevo gli ultimi minuti di Annozero. Si, godevo… c’era Marco Travaglio che parlava.
E come tutte le cose belle, la trasmissione finisce.
C’era on line il mio consulente linguistico. Come? Perché c’ho un consulente linguistico? Scusate… a voi chi le fa le versioni italiano/uomo uomo/italiano? Tipo:
Io: “Ieri ho chiacchierato con Tizio, non lo sentivo da tanto, dice che sente la mia mancanza, che avrebbe voglia di vedermi, che ci sono delle cose che dobbiamo chiarire, che dopotutto a me ci tiene parecchio, si insomma, deve parlarmi”
Lui: “Vuole scopare”
Io: “Vero?”
Lui: “Eh”
Io: “Già”
Insomma, servizi di questo genere, ovviamente ricambiati. Se non avete un consulente linguistico vivete a metà, io ve lo dico.
La sagace, breve e interessante conversazione di ieri sera, invece, verteva su temi fondamentali di origine dell’universo, massimi sistemi e teorie quantistiche.
Amelia scrive:
ho deciso che se Marco Travaglio me la chiede, io ce la do
seven scrive:
finalmente una scelta saggia!
io gliela darei se l'avessi
Amelia scrive:
eh beh... io ce l'ho e gliela do
seven scrive:
pensavo fosse gay...
invece è sposato con prole
Amelia scrive:
ah si?
e vabbè, ma la moglie sarà parecchio… come dire… chiaro, no??
seven scrive:
si
beh spesso lontano da casa
credo che la tua la prenderebbe volentieri
Amelia scrive:
vero?
seven scrive:
si
ormai lo conosco
Amelia scrive:
tocca farglielo sapere...
seven scrive:
sai l'indirizzo del suo blogghe?
Amelia scrive:
marcotravaglio.it?
seven scrive:
no
quello non è ufficiale e fa pure schifo
www.voglioscendere.it
Amelia scrive:
ci lascio un messaggio??
seven scrive:
si, magari a tema...
che è un blog serio
non siamo mica su splinder
Amelia scrive:
ma si... ce lo infilo tra una considerazione politica e uno sdegno da cittadina onesta
seven scrive:
brava!
se non fosse per me che ti sensibilizzo...
Amelia scrive:
te ne sono troppo grata
seven scrive:
ma lo so!
Amelia scrive:
ora mi faresti un altro favore?
seven scrive:
stasera mi sono collegato all'uopo!
Amelia scrive:
mi loggheresti questa conversazione che domani la pubblico??
Bene, Marco… va dove ti porta google e quando sarai qui, chiedimela che te la do.
Ti aspetto.
postato da: Ameliando alle ore 10:41
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categoria: chat, amenità ameliose


postato da: Ameliando alle ore 09:33
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postato da: Ameliando alle ore 13:52
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postato da: Ameliando alle ore 18:17
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categoria: vaffanculo, amenità ameliose
Oggi il post non viene da voi, ma se volete, andate voi da lui... lo trovate qui. Su su... lo sapete che sono pigra!!!
Approfitto per riportare un'altra testimonianza di gente che ha cliccato sul banner e votato per il premio de Il Sole 24 ore.
Gina da Latina mi scrive: "Ho visto il banner e per curiosità ci ho cliccato ma ero troppo pigra per iscrivermi e votare. Nel momento preciso in cui ho richiuso la pagina web, mi è venuto un ascesso ad un molare, ho allora capito che il mio karma tentava di dirmi qualcosa. Ho riaperto, mi sono iscritta e ti ho votata con 5 stelline, e ho dato una stellina soltanto, a tutti gli altri blog... giusto per essere sicura di rovinargli la media!! Non ci crederai ma, non solo mi è passato il dolore, ma mi si sono sbiancati i denti e il molare che mi era caduto l'anno scorso, mentre addentavo un pezzo di torrone, mi è ricresciuto. Grazie Amelia!!"
postato da: Ameliando alle ore 12:48
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categoria: amenità ameliose
La suoneria del mio cellulare non è un anonimo "driiin". La suoneria del mio cellulare non è una rana motociclista, un gatto scorreggione o un cammello che rutta "Siamo i Watussi" (...non l'hanno ancora fatta?? Beh, dovrebbero...). La suoneria del mio cellulare è una raffinata musica interpretata da un gruppo rock, i Jethro Tull, che mi ipnotizza ogni volta che l'ascolto.
Da wikipedia: Bourée è un arrangiamento di una di una Bourrée di Johann Sebastian Bach, (uno dei compositori preferiti da Ian Anderson), e si tratta di una danza tratta dalla suite per liuto catalogata BWV 996
postato da: Ameliando alle ore 12:38
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categoria: amenità ameliose
Prendi due menti malate, prendi una ricorrenza, prendi un tocco di cinismo, prendi una vena creativa, un’arteria ingegnosa, un capillare brillante, tanta colla vinilica e guarda cosa ne vien fuori…
Pensi che Halloween sia una festa che non ti appartiene?? Hai già la tua vicina di casa e suo figlio che ti ricordano di streghe e folletti, tutto l’anno? Ami Halloween perché pensi che finalmente potrai usare la tua nuova fionda caricata a caramelle? Non vedi l’ora che qualcuno bussi alla tua porta per provare la tua catapulta con proiettili all’olio bollente??
Bene… sei il cliente ideale per la nuova linea di abbigliamento
“Allouin? Meglio un’aulin!”






postato da: Ameliando alle ore 17:14
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categoria: amenità ameliose
Amelia da maggio è senza lavoro e in qualche modo ne cerca uno (provateci voi a trovare un lavoro a 34 anni con un diploma da ragioniere, intonso, di circa 16 anni fa…). Ma nonostante la necessità di trovare un impiego, so che ci sono dei lavori che non potrei decisamente fare, conosco i miei limiti.
Lavoro numero 1: la promotrice telefonica/venditrice porta a porta
E’ contro la mia natura spaccare i maroni alla gente che non conosco (mi viene molto meglio e naturale spaccarli a chi conosco!). La discrezione insegnatami e imposta dalla genitoranza (mi ricordo come se fosse ieri i cazziatoni di mia mamma se osavo aprire bocca quando parlavano i grandi!! E son traumi mica da poco…) mi impedirebbe di piombare al telefono o in casa di qualcuno, se non annunciata o attesa, e meno che mai proporre robe di cui io stessa faccio fatica a comprendere la necessità.
Caso tipo:
“Salve signora XyZ. La chiamo per proporle l’abbonamento al canale satellitare Skarlett a SOLI 79€ a settimana”
“La ringrazio, ma non ce lo possiamo permettere, abbiamo altre spese. Sa… i libri per i figli, le medicine per la stitichezza della nonna, la lavatrice rotta…”
“C’ha ragione, signora mia! Però sa? Conosco una libreria dove vendono libri usati in ottime condizioni, le do l’indirizzo. Per la nonna, ha provato col latte caldo e il miele? Una mano santa, signora mia! E se proprio dovesse continuare a non andare di corpo, mi richiami che le do la ricetta di quella peretta alla camomilla che va tanto di moda nel mio blog! Conosco un ottimo tecnico per la sua lavatrice… Come dice? Vuole che le parli più dettagliatamente dell’offerta del canale satellitare?? Ma cosa gliene fotte, del canale satellitare, lasci perdere… oltretutto trasmettono solo porno, sa che maiali di figli le vengon su, poi??!!”
Tempo di sopravvivenza al centralino: 2omin e 47 secondi.
Lavoro numero 2: la commessa
Conoscendo la leggera forma di misantropia che mi contraddistingue, in ambienti pubblici e affollati, ho dei seri dubbi che riuscirei a reagire con tatto, pazienza ed educazione ad avventori, e soprattutto avventrici, in un negozio.
Caso tipo:
Negozio di abbigliamento, signora di mezza età svampita e indecisa.
“Salve, vorrei acquistare quel maglione che c’è in vetrina”
“Certo, glielo prendo”
“Eh, ma questo è nero… io lo volevo rosso”
“Mi spiace signora, di questo modello ci sono i colori che vede, e il rosso non c’è, mi spiace”
“Si vabbè, ma mi piaceva… peccato che non ci sia in rosso”
“Eh, lo so, ma cosa vuole farci…”
“Già… ma sa, se fosse stato rosso, l’avrei preso subito, senza nemmeno discutere sul prezzo, sa?”
“Ho capito, signora… ma c’è in verde, in nero, in blu e in beige… non le piace in nero?”
“No, no… il nero con la mia carnagione proprio non ci va… Cavolo, ma è sicura che in rosso non ci sia? Controlli, su”
“Glielo giuro, signora: in rosso non c’è”
“Ma porca miseria, non ha nemmeno controllato! Controlli, prima di rispondere!”
“MAPORCADIQUELLAEVATROTALURIDAEBAGASCIA!!! E’ tre fottutissime ore che ti dico che sto cazzo di maglione in rosso non c’è!! Lo vuoi rosso??? Compralo beige che poi provvedo io a tingertelo di rosso col sangue che ti faccio uscire dal naso se non te ne vai affanculo tu e il tuo maglione da gabibbo di sta minchia!!!”
Tempo di sopravvivenza come commessa: 15minuti.
E infine, l’ultima cosa che non potrei fare, è la rapinatrice. Non c’ho l’indole… e il tizio qui dev’essere un mio parente:
Commessa incinta si sente male
e il rapinatore rinuncia al colpo
Milano, in un negozio per parrucchieri il malvivente entra impugnando una pistola
La donna quasi sviene. Lui la rassicura e poi fugge abbandonando il bottino
[…]Non c'era nessun altro nel negozio; il malvivente si è intenerito e anziché arraffare l'incasso, si è preoccupato della sua vittima. L'ha fatta sedere e l'ha rassicurata: in quelle condizioni non l'avrebbe più minacciata. "Stai tranquilla - le ha detto - ora io me ne vado e non ti tocco neppure". […]
Cugino mio bello, mi sa che dobbiamo cercare ancora… e ancora, ancora, ancora….
postato da: Ameliando alle ore 09:55
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Facciamo un gioco?? Io vi dico cosa ho sognato e voi mi dite in quale reparto di quale clinica devo ricoverarmi? Proviamo, dai…
Ero all’interno del Duomo di Milano (ndr mai visto in vita mia, né dentro né fuori) nel piano più alto e, come se dessi uno sguardo giù dal pianerottolo verso la tromba delle scale, era fatto come un teatro: giù la platea e tutto intorno i loggioni, per infiniti piani! Entro in una stanza dove c’è della gente che non ricordo, più un tizio conosciuto ad una delle scrivanie: il ministro Padoa Schioppa!!! (non affrettatevi con i suggerimenti del reparto che non è ancora finito…).
Io lo guardo e penso “No, cazzo… io glielo devo chiedere… non ce la faccio, non resisto” ma vengo fulminata dallo sguardo di mia madre che sottintende un “Se ti permetti, ti spezzo le gambine” e allora taccio. A un certo punto il ministro si alza ed esce dalla stanza, e io penso che il momento è perfetto! Lo rincorro e lo becco in un’altra stanza, allora mi faccio coraggio, tossisco, lui si gira e gli dico “Scusa,sa… ma io lo devo sapere… te lo devo chiedere… Non resisto… Ma la storia dei bamboccioni… ma come cazzo t’è venuta in mente???”!!!
Dove mi ricovero? Attendo suggerimenti…
postato da: Ameliando alle ore 11:11
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postato da: Ameliando alle ore 18:45
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categoria: amenità ameliose
Io ci provo, lo giuro... Dio mi è testimone. Ma niente...
A volte penso di non essere abbastanza donna...
Credo di non meritare di appartenere a questa categoria...
Eppure ci provo, ogni volta spero di farcela...
Provo con tutti i mezzi, con decisione, con indifferenza, con caparbietà o con nonchalance...
Niente... a volte credo di non essere adatta, di essere fuori luogo...
Eppure vorrei, lo desidero, lo bramo, mi è necessario...
Ne ho bisogno, mi è indispensabile, risolverebbe un pò dei miei casini...
Ma perchè...perchè...PERCHE' NON RIESCO A FARE LA CROCCHIA AI CAPELLI PER TENERLI SU MENTRE LA TINTA E' IN POSA???!!!
E son drammi...
postato da: Ameliando alle ore 18:47
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categoria: amenità ameliose
Ci sono due cose che la gente mi ripete di continuo. No, a dire il vero sono molte di più le cose che la gente mi ripete di continuo, e una cosa che comincia per S e finisce per TRONZA è una delle più gettonate. Ma volevo riferirmi ad altro.
Da che ho memoria, mi vengono ripetute con cadenza regolari le seguenti domande:
a) Perché non fai l’attrice comica? (del resto cestino proposte di lavoro in tal senso ogni giorno, a mazzetti)
b) Perché non fai la cantante? (e qui già vedo vacillare le varie Aguilera e Anastacia… tranquillizzatevi, ragazze, ho altri obiettivi nella vita)
La prima è motivata dal fatto che, da quando ho facoltà cognitive, le ho tutte sempre indirizzate a dire cazzate. Faccio ridere… come non andarne fieri??!! Quindi la gente mi frequenta, parla un po’ con me, ride e io ottengo il mio lasciapassare per il mondo della comicità. Posso mandare il mio curriculum a zelig:
Esperienze lavorative:
- la mia compagna di banco se l’è fatta addosso durante le lezioni di francese, dall’87 al ‘91
- la mia ex collega di università (mai finita, ovviamente) ha tenuto alto il suo morale, grazie alla mia presenza, dal ’91 ad libitum
- i miei colleghi/clienti/astanti/passeggeri hanno fatto scorta di serotonina negli ultimi 20 anni e per i prossimi 30 circa
- varie et eventuali.
Buona conoscenza dei tempi comici, master in tormentoni, discreta dimestichezza con gag in vernacolo partenopeo delle varie province.
Sento già il telefono che squilla per le proposte di lavoro.
La domanda b), invece, è riservata a chi ha la fortuna (???) di frequentarmi un po’ più che occasionalmente. E’ un privilegio (???) concesso solo a chi viene con me in auto o in qualunque altro posto dotato di sottofondo musicale. Ho già avuto modo di dirlo, io canto. Di tutto. E di tutto conosco almeno una strofa. Questo, ovviamente, fa di me una cantante.
Di recente ho concluso che , dalle due doti, posso ricavarne una professione unica: la “cantante che fa ridere” © (si sa mai, mi freghino l’idea…).
Mi sto esercitando. Al momento il mio palcoscenico è la mia auto. Il tratto urbano è la fase di riscaldamento. Poche strofe cantate tra i denti, piccole coreografie costruite stringendo, alternativamente, le chiappe e picchiettando sul volante, senza dare troppo nell’occhio. Si sale la rampa di accesso dell’autostrada, e il volume dello stereo comincia ad alzarsi, fino a superare il casello oltre il quale lo show è conclamatamente cominciato.
Da lì in poi, le mani disegnano complesse coreografie nell’aire, la testa segue il ritmo in modo indegno mentre le spalle portano il tempo muovendosi sincopate. Uno sguardo intorno, agli automobilisti che sorpassano e la voce, supportata da polmoni capaci di una degna potenza aerobica, comincia lo show… ‘CAUSE YOUUUUUU MAKE ME FEEEEEEEEEEEL …AND YOU MAKE ME FEEEEEEEEEELLL, YOU MAKE ME FEEEEEEEEEL LIKEEE CHECAZZOTEGUARDI???!!
Ci sta tutto, perfetto anche nella metrica.
Perché sono anche un po’ poeta.
postato da: Ameliando alle ore 14:25
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categoria: amenità ameliose
Oh, se proprio c'hai una vita così insignificante, se proprio c'hai le capacità letterarie di un'ameba apatica e cieca, se proprio c'hai l'appeal di un cinghiale zoppo, che te devo di'... copia pure! Ma almeno prima dai un'occhiata qui