...una! Modesta,si (non vi parlerò mai di quella volta che ho salvato la vita a un'intera famiglia in bilico su un burrone con la sola forza della mente)spiritosa,già già ...il mio motto è "zelig portami via" (mi pare esista una casa di cura psichiatrica con quel nome...) intelligente... ma... 9x9.. farà 81?? (espediente per sembrare interessanti,impegnati e colti,suggerito dal buon Troisi... e funziona,vero?)dinamica (vedeste con che scatto felino spengo la sveglia al primo "driiin")..vabbè poi c'è quella serie interminabile di attributi fisici che insomma,per pudore, mi limiterò a elencare con indifferenza e senza commenti... bella,perfetta,occhi stupendi,capelli di seta,pelle vellutata,bocca carnosa, dita affusolate, maniperfettepiedipure tuttoUNDONODIVINO! Io avrei finito...scusate se è poco!
Qualche idea in piĂą potete farvela anche leggendo qui
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Tu!! Si, si, TU! Ti vedo… tu che hai storto il naso e hai detto “Sindrome?? Tsè…sarà una roba da donna… io non ho sindromi” …ILLUSO! Ecco cosa sei, un povero illuso. Sono sicura che almeno un 70% della popolazione mondiale ne soffre. La SDCC è quella patologia per la quale si ha un disturbo dell’attenzione dovuto a distrazione indotta da pensieri interscambiabili e sovrapponibili che si inseguono fino a portare il malato lontano miglia e miglia dal punto di partenza, del quale (punto di partenza) non resta che una vaga traccia in qualche angolo sperduto del cervello.
Faccio un esempio per spiegarmi meglio.
Chiacchieravo amabilmente su msn quando, tra una parola e l’altra, si fa avanti un bisogno fisiologico. Convinta di restar via pochi istanti, lascio la conversazione senza avvertire del mio allontanamento. Ma non avevo fatto i conti con la SDCC…
Per andare al bagno passo davanti alla lavatrice che mi ricordo di aver caricato la mattina senza più scaricarla e mi dico "ok, ora la scarico un attimo". Quando ho finito penso "Visto che tira vento ora ne carico un'altra" e allora racimolo i panni che trovo in giro. Mi accorgo di non averne a sufficienza e allora tiro giù le tende e faccio partire il lavaggio. Una volta tolte le tende mi accorgo che i vetri sono sporchi e comincio a pulirli. Quando ho finito di pulirli mi accorgo del macello che ho creato davanti alle finestre, e allora prendo la scopa. Ma ci sono le macchie e allora ci passo lo straccio. Quando ho finito di passare lo straccio vedo che la bacinella coi panni sta ancora li, e allora li stendo. Quando vado a stenderli mi accorgo che non ho dato acqua alle piante e allora le annaffio e solo mentre annaffio finalmente mi ricordo che non ho ancora fatto la pipì, che era il motivo per cui avevo alzato il culo dalla sedia!!!
Episodi del genere si ripetono più e più volte durante l’arco della giornata fino a che si accumulano decine di punti di partenza scomparsi, svaniti, il più delle volte irrecuperabili, persi per sempre nei molteplici meandri e vicoli in cui ti conduce la malattia.
L’unico modo per sperare di guarire è mettere i paraocchi o muoversi ad occhi chiusi verso la meta, canticchiando nella propria mente una canzone di Max Pezzali o di Povia , che, com’è noto, inibiscono qualunque attività cerebrale e annullano, quindi i pericolosi effetti della SDCC.
Ora scusatemi: ho saputo che è uscito un nuovo album degli 883. Vado a comprarlo.
…eh, però, questa borsa è tutta in disordine e… toh, il telefono, devo chiamare la mia amica per… avrò comprato il latte?
postato da: Ameliando alle ore 10:43
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categoria: amenitĂ ameliose, il fantastico mondo di ameliĂ
Eccoci arrivati alla terza puntata del nostro viaggio nella rivisitazione dei classici cioccolatini da feste non segnate in rosso sul calendario, ma pur sempre economicamente appetitose. Abbiamo visto nella scorsa puntata come confezionare e personalizzare i vostri dolcetti. Per la festà del papà aggiungeremo un simpatico gadget che il vostro genitore apprezzerà molto.
Momento art attack: oltre al materiale necessario per confezionare i cioccolatini, stavolta aggiungete una visita in ferramenta. Fatevi tagliare un tubo di rame da 5 pollici per 30 centimetri, circa. Passate nel reparto idraulica e comprate due fascette di metallo e una chiave inglese. In merceria prendete un nastro rosso lungo almeno 50 centimetri e largo almeno tre. Sistemate una delle due fascette ad una estremità del tubo e stringete forte fino a serrare l’apertura. Riempite il tubo con i cioccolatini confezionati e chiudete l’altra apertura con la fascetta avanzata. Decorate il tubo con il nastro acquistato e chiudete il fiocco unendo al nodo la chiave inglese. I papà sono notoriamente degli amanti del fai da te: apprezzeranno moltissimo il vostro regalo. Altro che pantofole e cravatte…
Ma passiamo alle frasi da stampare sulle veline:
Mi hai messo al mondo, mi hai dato il tuo amore: finisci il lavoro e dammi anche una casa
Papà: vorrei essere come te, magari con più capelli
Padre adorato / quante volte mi hai aiutato? /Ascolta papà / la carta di credito… me la puoi da’?
Se oggi sono quello che sono lo devo a te. (Signor giudice, è lui che dovete arrestare)
Papà: Prestare Auto Provvedere Abbisogno
Il tuo esempio mi sarà da guida nell’educare mio figlio. Le cinghiate erano prima o dopo cena?
…e anche il papà mi pare sia apposto. Per la festa della mamma facciamo un giochino interattivo. Visto che avete dimostrato un discreto grado di inventiva, nei commenti ai post precedenti, i bigliettini per la festa della mamma li lascio scrivere a voi. Inviatemi via e-mail (ameliando@hotmail.com) le vostre creazioni che saranno pubblicate qui, insieme al link al vostro blog, se ne avete uno.
Utilizzate lo stesso indirizzo e-mail per partecipare al grande concorso (!!!) Trova la trama per un titolo, lanciato da paleomichi, la nostra paleontologa di fiducia! Il titolo è “Tre metri sopra il cellophan”. Facciamo che avete più o meno un paio di settimane per inviarmi le vostre trame, brevi e concise. Le migliori finiranno in un post quando ne avrò raccolto un numero sufficiente per pubblicarle. Può partecipare anche chi non ha un blog, basta che mi diate una firma da apporre sotto al vostro capolavoro.
Si lo so… non ci sono premi in palio, manco una caramellina o una pacca sulla spalla… E non scassate la minchia, su!! Sarete pubblicati su questo blog… non vi pare un onore incommensurabile??
No, eh?
Strunz! -.-‘’
postato da: Ameliando alle ore 10:10
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categoria: amenitĂ ameliose
Ok, dai… ci siamo. Domani è la festa della donna. Facciamo una piccola nota storica e poi procediamo con la lista delle frasi da cioccolatino Taci di Perù Gina (ndr. idea originale dei commentatori)?? Così uniamo l’utero al divertevole, come diceva qualcuno in quelle leggende metropolitane che racconta mia mamma (la puntata scorsa qui).
Ecco, mi cade un mito… Mi stavo documentando su Wikipedia sull’origine della festa, e scopro che l’incendio della fabbrica dove lavoravano le donne che poi morirono e alle quali sarebbe dedicato l’otto marzo, è in realtà una leggenda.
[…]L'unica data certa è l'8 marzo 1917 quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell'ambito della rivoluzione di febbraio) […]
Vi piace questa versione? La accendiamo? Apposto, abbiamo saldato il nostro conto con la storia.
Passiamo a quello che è veramente importante.
Momento Art Attack: recatevi in una pasticceria artigianale, comprate dei cioccolatini, passate in cartoleria a comprare delle veline (si, provateci… vedete se ve le danno, quelle di calane5… e dai!!! Le veline… i fogli sottili, su…), tirate fuori il rotolo (… avete finito di fare gli spiritosi a sfondo sessuale, eh?? Stiamo parlando di una cosa seria, porco giuda!!) di carta argentata, prendete delle forbici, preparate la stampante e procediamo.
Dopo aver ritagliato delle striscioline di carta argentata sufficienti a racchiudere i vostri cioccolatini, provvedete a stampare e ritagliare le frasi che vi vado a suggerire:
Donna: tutto si fa per te se me la dai a me (Garinei e Giovannini senza censura)
Non trombare è un lungo morire (Siffredi in pensione)
Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro… ci siamo capiti, vero amore?? (G.W.von Leibnitz con didascalia di Amelia)
Ci si trova per caso, ci si ama con un bacio, ci si lascia con un calcio (Anonimo calciatore)
Niente fiori, ma opere di bene (Onoranze Funebri Bellomunno)
Coloro che vivono d’amore, prima o poi chiederanno un prestito (Emile Verhaeren e Bancaintesa)
Come ti vidi mi innamorai, E tu sorridi perché lo sai. E rido anch’io se me la dai (Boito e studio dentistico Belsorriso)
Tutti gli amori dell'uomo, ancorchè diversi, hanno lo stesso motore: lu pilu (Alfieri e Cetto La Qualunque)
Ok, avete stampato? Ritagliate le frasi dalle veline e incartate i cioccolatini. Fatene dono alla vostra donna e tanti auguri.
Il prossimo attacco d’arte alla festa del papà.
Adieu.
postato da: Ameliando alle ore 09:43
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categoria: amenitĂ ameliose
Dopo che in tanti mi ci hanno mandato, in modo più o meno diretto, ieri sono andata a farmi benedire.
Mi spiace, non nel senso che speravate voi, però. Sono andata proprio a farmi benedire con acqua santa, santini, preghiere e amen! Andiamo per ordine? E andiamo per ordine, va.
Esiste, nella nostra arcaica, superstiziosa e insolitamente credente regione, l’usanza di far benedire le auto appena acquistate, usate o nuove che siano, in modo da ingraziarsi chi da lissù ci tiene d’occhio e sperare di arrivare illesi all’acquisto dell’auto successiva, per decorrenza dei termini e non per sopravvenuta disintegrazione del veicolo.
La mia Amica Intelligente (da qui in poi identificata con la sigla AI) ha un’auto nuova, di seconda mano ma pur sempre nuova, per lei. Ce l’ha da quando la sua vecchia auto, una cinquecento in fin di vita, è stata vittima di un processo di autocombustione, dopo un episodio di autoallontanamento dal parcheggio in cui era sistemata. Del resto, essendo un’auto, era autonoma (zelig portami via!).
Converrete con me che, dopo un episodio tanto fortunato, uno possa pure permettersi il lusso di credere in qualunque cosa. E noi siamo convinte che una benedizione al santuario della Madonna di Pompei sia meglio di un bonus malus con una qualunque compagnia assicurativa. E costa pure meno.
La nostra buona stella, ovviamente, ci fa scegliere l’unico giorno di monsoni di questa stagione per cui tra vento e pioggia, salerno-reggio calabria e gomme lisce, la meta è raggiunta.
Esiste un’industria della benedizione delle auto, con tutto il suo indotto: il sacerdote, gli orari, i gadget, i prezzi, la location, il copione e il parcheggiatore che “Stev meglio quand stev ‘n galera: almeno stev asciutt” . E sapere che stai affidando la tua auto a un galeotto, dà un sapore tutto nuovo alla giornata, ti infonde tranquillità e speranza nel futuro.
Essendo in anticipo sull’orario previsto per la cerimonia, io e AI ci intratteniamo nell’atrio del santuario, osservando la varia umanità che transita. Ho dedotto che:
- andare in un santuario dev’essere considerato al pari di un evento mondano giacchè le donne erano tutte impellicciate e fresche di parrucchiere;
- le monache hanno un fashionissimo abbinamento cromatico tunica bianca-giacchino e velo marrone/beige che ho intenzione di copiare al più presto;
- le adolescenti si vestono da baldracche anche in un luogo sacro, deambulando sui soliti trampoli che conferiscono loro quell’andatura sciolta e di classe da elefante sulle punte con pertica infilata su per il culo;
- la Madonna viaggia molto più di me, visto che era in procinto di andare in trasferta in Puglia.
L’arrivo del sacerdote ci ha distratte dalle nostre considerazioni sul mondo e siamo finalmente state benedette insieme all’auto. Vi farà piacere sapere che, quando siamo venute a contatto con l’acqua santa, non si è avvertito nessuno sfrigolio, e questo stato considerato un buon segno. Non abbiamo vomitato roba verde e la testa non ha roteato per 360° sul collo. Non ci siamo espresse in sanscrito e nessuna piaga è comparsa sul nostro corpo a contatto col liquido benedetto. Tutto sommato c’è andata di culo.
Mi è rimasto un unico dubbio: AI mi ha fatto dono di uno dei suoi santini-gadget ricevuti dopo l’offerta per la benedizione e il resto della giornata non è stato esattamente idilliaco… Mi chiedo… non è che quel santino andava attivato, come le sim dei cellulari?? Qualcuno conosce il numero del servizio clienti?
postato da: Ameliando alle ore 09:53
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categoria: amenitĂ ameliose
Avvertenza: post di una lunghezza considerevole e ad alto tasso intestinale. Perché abbia deciso di postarlo proprio oggi, dopo la prima puntata del festival di San Remo, forse è una ragione che il mio inconscio conosce bene, ma che il mio conscio, più educato e morigerato, tenta di ignorare.
Voi che avete una vita intestinale da “una volta al giorno e niente più” non potete comprendere. C’è tutto un mondo che ignorate. Un mondo fatto di vincoli, limitazioni, sofferenza, dolore e lacrime (Ah? Ho esagerato? Ma no. Vabbè forse… ma soltanto un poco!). Chi soffre di colite non può avere una vita normale e oggi voglio raccontare al mondo di questa condizione che troppo spesso è ignorata, IGNORANTI (ma no che non vi voglio offendere… ignoranti nel senso che ignorate… si, giusto, come imbecille è colui che imbelle, bravi. E cretino è colui che creta… e scemo è colui che scema, ok… il concetto è chiaro, andiamo avanti).
Mettiamo una giornata normale tipo:
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” fate colazione, proseguite con la vostra bella tappa al bagno, abluzioni e companatico, e via al lavoro.
Noi colitici non ci arriviamo in cucina, la prima cosa che dobbiamo fare al mattino è far visita al bagno. Poi facciamo colazione. Eh… pare facile… con cosa facciamo colazione?? Latte? Ci irrita il colon. Yogurt? Idem. Fette biscottate? Si, potrebbe andare… ma con cosa? Marmellata? Ma non sia mai, che la frutta è nemica del colon irritabile. Nutella? Faccio finta che sia una battuta… The? Si, quello può andare. Ok, colazione con the e fette biscottate e poi di nuovo al bagno, che spesso una seconda passata ci sta tutta. E vai, che forse riusciamo anche noi a cominciare la giornata.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” siete in ufficio, fate il vostro bel lavoro, scambiate qualche chiacchiera con i colleghi fino ad ora di pranzo, quando raggiungete la mensa, o quello che sia, e consumate il vostro pasto.
Noi colitici siamo in ufficio. Tutto procede normalmente e fin quando va avanti così, urca che bello. Poi arriva il capo e vi rifila il lavoro più infame di tutto l’ufficio. Il collega di scrivania vi frega la pinzatrice, costringendovi a legare i vostri documenti con ago e filo, usando una graffetta come ago e un filo strappato alla vostra sciarpa. L’amministratore del vostro condominio vi chiama per avvertirvi che il gatto della signora del quarto piano ha deciso di darsi alla pittura creativa sul vostro bucato steso, e si rifiuta di dirvi cosa ha usato come tempera, anche se voi un atroce sospetto ce lo avete lo stesso. Yuhuuuuuu…è lui: il richiamo dell’intestino in amore. Crampi, meteorismo, fitte e spasmi vari, giusto per ricordarci che è li, ci ama e per questo ci chiama spesso, come un buon innamorato dovrebbe sempre fare. Se siamo fortunati, nonostante tutto ciò e con un po’ di autocontrollo, ci imponiamo di arrivare fino al pranzo e magari distrarci nella pausa.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” consumate il vostro pasto, prendendo quello che vi piace di più, mangiate e tornate alla vostra postazione.
Noi colitici dobbiamo prima passare al vaglio quello che possiamo permetterci di mangiare. Niente frutta, niente verdure cotte, niente condimenti grassi, niente dolci, niente bibite gasate, niente roba troppo fredda o troppo calda. Ok, riso e soglioletta e via, bagno e ufficio. Che dopo ogni pasto la natura chiama.
Voi gente da “una volta al giorno e niente più” uscite dall’ufficio, tornate a casa, doccia, riposo, uscita, cena.
Noi colitici usciamo dall’ufficio, torniamo a casa, doccia, riposo, uscita, cena. Questa ci viene quasi normale, eh? Se non fosse che:
- se l’uscita è in un locale in cui c’è da star seduti, e cenare (a parte i soliti problemi del “cosa posso mangiare e cosa no”) tocca preventivare di indossare qualcosa di elastico ed estendibile, perché un colitico seduto a cena tende a gonfiarsi come una zampogna.
- dovremo sopportare per tutta la durata della cena la solita e immancabile domanda “Ma perché non assaggi questa torta con 20 strati di cioccolata, doppia porzione di panna, colesterolo a tranci e zucchero caramellato nel miele? E’ buonissima”… E grazie al cazzo!! Lo so pure io che è buonissima, ma se la mangio faccio tappa in tutti i cessi da qui fino a casa, mortacci tua e del tuo intestino insensibile!
- se poco poco abbiamo osato mangiare un alimento proibito (e ditemi come si fa a privarsi di tutto!) passeremo tutto il viaggio di ritorno fino a casa sperando di non trovare traffico, o ripercorrendo col pensiero tutti i possibili posti in cui fermarsi per andare al bagno. E se si è in dolce compagnia, non è un argomento di discussione di una certa sensualità.
Io, personalmente, ho una mappa mentale di tutti i bagni del circondario. Non che ne abbia sempre avuto bisogno, ma il fatto di sapere che posso contarci, in casi di urgenza, mi tranquillizza. Del circondario e non solo, ovviamente, classificati per pulizia, accessori, scelte cromatiche e morbidezza della carta... Per esempio… lo sapevate che i bagni della stazione di Piazza Garibaldi, a Napoli, sono incredibilmente puliti? Frequentati da prostitute, ma puliti. Magari si impara anche qualcosina facendo due chiacchiere con le signorine, che non fa mai male. E lo sapevate che i cessi alla stazione Termini c’hanno i tornelli? Monetina e puoi svuotare lo svuotabile. I cessi del Mc Donald’s/Spizzico di Piazza del Campo a Siena sono delle catacombe di un’ìndecenza unica (cosa che mi ha notevolmente fatto calare il posto in classifica dei cessi della suddetta catena di fast food che avevano un buon piazzamento generale). I bagni dell’Outlet di Valdichiana sono fantastici, premio Amelia Colitica d’Oro! Una speciale sezione della mia mappa mentale, poi, è dedicata ai cessi on the road… quelli degli autogrill, insomma.
Che poi una volta sono stata anche da un medico, giusto per togliermi il dubbio che non avessi qualcosa di mortale. Un gastroenterologo… tanto bravo, eh?! Ma cazzo, ti ci volevano proprio 80€ per dirmi che non c’ho niente di patologico, dopo avermi tocchicciato la pancia qui e lì??
La verità, unica e sola, è che siamo degli emotivi. E ognuno dà alle emozioni la collocazione che vuole. Noi ce le teniamo nell’intestino.
postato da: Ameliando alle ore 12:09
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categoria: amenitĂ ameliose
Le domeniche di Quaresima napoletana sono simpaticamente animate da un personaggio folkloristico e storico, il cui effetto miracoloso immediato è il farti rimpiangere quei bei testimoni di Geova di una volta: il battente. Trattasi di estremista cattolico che, nell’impeto della fede, in prossimità della Pasqua, spende le sue domeniche mattina questueggiando (neologismo… bello, eh?!) in vista del suo pellegrinaggio del lunedi in albis (…pasquetta, ignoranti!) quando raggiungerà a piedi, flagellandosi o meno, uno dei santuari che la nostra beneamata regione non ci fa mancare.
Colonna sonora della questua: neomelodiche intonazioni inneggianti alla Madonna, sparate dall’altoparlante di un’auto, che ti fanno rimpiangere lo zappatore di Merola, che almeno aveva una trama. E una sveglia alle 8 di mattina con questi cori ve la raccomando.
Modus operandi: citofonata forsennata alle suddette otto di mattina con seguente messaggio subliminale: “P’a maronn” (trad. Per la madonna) che ci metti poco, tra il sonno e la veglia in cui sei ridotto, a scambiare per una bestemmia.
Alle otto di domenica mattina non puoi pretendere che uno sia lucido. Non ti meravigliare quindi, oh tu questuante, se ti viene risposto “Oh… un momento: ristabiliamo i ruoli… TU hai citofonato IO bestemmio!!”
postato da: Ameliando alle ore 16:06
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categoria: amenitĂ ameliose
Siamo a metà strada tra San Valentino e la festa della donna, con lo sguardo lungo che ammicca alla festa della mamma. Cosa vi portano alla mente queste amene festività? Un martire diventato simbolo degli innamorati? Il ricordo di una strage di donne, vittime dello sfruttamento della prima industrializzazione? L’impegno, la dedizione l’amore incondizionato dell’angelo del focolare? Ma finitela!! L’unica cosa a cui pensate se vi nomino queste ricorrenze è solo ed unicamente una: i Baci Perugina!
Bravi, siete sani.
Io adoro quei cioccolatini, per due motivi fondamentali: la nocciola e la saggezza popolare che ci trovi nei messaggi. Ma ho la sensazione che siano un po’ obsoleti. Si insomma… il mondo è andato avanti, siamo cinici, ormai. Disillusi, abituati a convivere col tradimento, sessualmente confusi o quanto meno più assortiti. I divorzi sono all’ordine del giorno e la nostra vita è regolata dal denaro. Immagino sia ora di dare una svecchiata a quei messaggini. Faccio io, fatevi da parte!
Vediamo che si può fare…
Un mutuo è un apostrofo verde tra le parole “M’accaso”
Essere nella tua vita: cosa potrei volere di più? Essere nelle tue mutande, per cominciare
Ogni grande matrimonio comincia con la separazione dei beni
Cos’è un vaffanculo se non il linguaggio del cu…ore?
Assegni, Bot, Cambiali… l’ABC dell’amore
Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza che la/il loro fidanzata/o ce la/o dia
Fideiussione bancaria: ed è subito affitto
Perché parlare? Trombiamo
Il tempo non potrà mai distruggere ciò che un divorzista ha costruito
Vorrei essere il vento che ti accarezza il viso e ti alza la gonna
Baci avuti facilmente, si dimenticano facilmente. Tergo avuto facilmente, resta molto impresso nella mente.
Assegno di mantenimento: messaggero dell’amore che fu
Cara la mia Perugina io ho fatto quel che potevo. Ora tocca a te
P.s. Sto avendo problemi con la chat di Splinder: risulto on line ma in realtà non riesco ad essere connessa per più di due nanosecondi. Quando la riavvio, se c’ho voglia, mi giungono i messaggi di chi mi aveva scritto, olltughedernau! Quindi, per cortesia, se avete qualcosa da comunicarmi usate i PVT o la mia email. Per gentilezza… sono su questo portale perché ho un blog e leggo dei blog… amerei molto non ricevere più messaggi da chi legge solo il profilo e pensa di essere su Meetic, e amerei in ugual maniera non ricevere più messaggi di chi si dice estasiato dal pensiero di leccarmi, tra le altre cose, le ascelle.
Che poi ho scordato di chiedere se le preferisce depilate o meno.
postato da: Ameliando alle ore 11:21
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categoria: amenitĂ ameliose
Due cosucce due:
- Giucas Casella rivedesse il protocollo dei suoi numeri di paragnosta, perchè non si può dire a Rocco Siffredi "Rigido... devi rimanere rigido"!!! E' istigazione a delinquere. Poi ti ci rimane per davvero, e che ci facciamo?? Ci stendiamo il bucato?? E su...
- Simona Ventura riflettesse meglio prima di dire a Rocco Siffredi "Ti ha chiesto di alzare le gambe, una alla volta". Non si stupisse quando poi Siffredi le risponde "Tutte e tre??"
- Alla tizia che è arrivata qui, digitando su Google "mi farei Marco Travaglio"... METTITI IN FILA, BELLA!!! Tsè...
postato da: Ameliando alle ore 18:06
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categoria: amenitĂ ameliose
Ero li, ieri sera, davanti alla tivvù. Dopo un telefilm su serial killer che sgozzano le vittime, mi godevo gli ultimi minuti di Annozero. Si, godevo… c’era Marco Travaglio che parlava.
E come tutte le cose belle, la trasmissione finisce.
C’era on line il mio consulente linguistico. Come? Perché c’ho un consulente linguistico? Scusate… a voi chi le fa le versioni italiano/uomo uomo/italiano? Tipo:
Io: “Ieri ho chiacchierato con Tizio, non lo sentivo da tanto, dice che sente la mia mancanza, che avrebbe voglia di vedermi, che ci sono delle cose che dobbiamo chiarire, che dopotutto a me ci tiene parecchio, si insomma, deve parlarmi”
Lui: “Vuole scopare”
Io: “Vero?”
Lui: “Eh”
Io: “Già”
Insomma, servizi di questo genere, ovviamente ricambiati. Se non avete un consulente linguistico vivete a metà, io ve lo dico.
La sagace, breve e interessante conversazione di ieri sera, invece, verteva su temi fondamentali di origine dell’universo, massimi sistemi e teorie quantistiche.
Amelia scrive:
ho deciso che se Marco Travaglio me la chiede, io ce la do
seven scrive:
finalmente una scelta saggia!
io gliela darei se l'avessi
Amelia scrive:
eh beh... io ce l'ho e gliela do
seven scrive:
pensavo fosse gay...
invece è sposato con prole
Amelia scrive:
ah si?
e vabbè, ma la moglie sarà parecchio… come dire… chiaro, no??
seven scrive:
si
beh spesso lontano da casa
credo che la tua la prenderebbe volentieri
Amelia scrive:
vero?
seven scrive:
si
ormai lo conosco
Amelia scrive:
tocca farglielo sapere...
seven scrive:
sai l'indirizzo del suo blogghe?
Amelia scrive:
marcotravaglio.it?
seven scrive:
no
quello non è ufficiale e fa pure schifo
www.voglioscendere.it
Amelia scrive:
ci lascio un messaggio??
seven scrive:
si, magari a tema...
che è un blog serio
non siamo mica su splinder
Amelia scrive:
ma si... ce lo infilo tra una considerazione politica e uno sdegno da cittadina onesta
seven scrive:
brava!
se non fosse per me che ti sensibilizzo...
Amelia scrive:
te ne sono troppo grata
seven scrive:
ma lo so!
Amelia scrive:
ora mi faresti un altro favore?
seven scrive:
stasera mi sono collegato all'uopo!
Amelia scrive:
mi loggheresti questa conversazione che domani la pubblico??
Bene, Marco… va dove ti porta google e quando sarai qui, chiedimela che te la do.
Ti aspetto.
postato da: Ameliando alle ore 10:41
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postato da: Ameliando alle ore 09:33
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postato da: Ameliando alle ore 13:52
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postato da: Ameliando alle ore 18:17
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Oggi il post non viene da voi, ma se volete, andate voi da lui... lo trovate qui. Su su... lo sapete che sono pigra!!!
Approfitto per riportare un'altra testimonianza di gente che ha cliccato sul banner e votato per il premio de Il Sole 24 ore.
Gina da Latina mi scrive: "Ho visto il banner e per curiosità ci ho cliccato ma ero troppo pigra per iscrivermi e votare. Nel momento preciso in cui ho richiuso la pagina web, mi è venuto un ascesso ad un molare, ho allora capito che il mio karma tentava di dirmi qualcosa. Ho riaperto, mi sono iscritta e ti ho votata con 5 stelline, e ho dato una stellina soltanto, a tutti gli altri blog... giusto per essere sicura di rovinargli la media!! Non ci crederai ma, non solo mi è passato il dolore, ma mi si sono sbiancati i denti e il molare che mi era caduto l'anno scorso, mentre addentavo un pezzo di torrone, mi è ricresciuto. Grazie Amelia!!"
postato da: Ameliando alle ore 12:48
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categoria: amenitĂ ameliose
La suoneria del mio cellulare non è un anonimo "driiin". La suoneria del mio cellulare non è una rana motociclista, un gatto scorreggione o un cammello che rutta "Siamo i Watussi" (...non l'hanno ancora fatta?? Beh, dovrebbero...). La suoneria del mio cellulare è una raffinata musica interpretata da un gruppo rock, i Jethro Tull, che mi ipnotizza ogni volta che l'ascolto.
Da wikipedia: Bourée è un arrangiamento di una di una Bourrée di Johann Sebastian Bach, (uno dei compositori preferiti da Ian Anderson), e si tratta di una danza tratta dalla suite per liuto catalogata BWV 996
postato da: Ameliando alle ore 12:38
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categoria: amenitĂ ameliose
Prendi due menti malate, prendi una ricorrenza, prendi un tocco di cinismo, prendi una vena creativa, un’arteria ingegnosa, un capillare brillante, tanta colla vinilica e guarda cosa ne vien fuori…
Pensi che Halloween sia una festa che non ti appartiene?? Hai già la tua vicina di casa e suo figlio che ti ricordano di streghe e folletti, tutto l’anno? Ami Halloween perché pensi che finalmente potrai usare la tua nuova fionda caricata a caramelle? Non vedi l’ora che qualcuno bussi alla tua porta per provare la tua catapulta con proiettili all’olio bollente??
Bene… sei il cliente ideale per la nuova linea di abbigliamento
“Allouin? Meglio un’aulin!”






postato da: Ameliando alle ore 17:14
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categoria: amenitĂ ameliose
Amelia da maggio è senza lavoro e in qualche modo ne cerca uno (provateci voi a trovare un lavoro a 34 anni con un diploma da ragioniere, intonso, di circa 16 anni fa…). Ma nonostante la necessità di trovare un impiego, so che ci sono dei lavori che non potrei decisamente fare, conosco i miei limiti.
Lavoro numero 1: la promotrice telefonica/venditrice porta a porta
E’ contro la mia natura spaccare i maroni alla gente che non conosco (mi viene molto meglio e naturale spaccarli a chi conosco!). La discrezione insegnatami e imposta dalla genitoranza (mi ricordo come se fosse ieri i cazziatoni di mia mamma se osavo aprire bocca quando parlavano i grandi!! E son traumi mica da poco…) mi impedirebbe di piombare al telefono o in casa di qualcuno, se non annunciata o attesa, e meno che mai proporre robe di cui io stessa faccio fatica a comprendere la necessità.
Caso tipo:
“Salve signora XyZ. La chiamo per proporle l’abbonamento al canale satellitare Skarlett a SOLI 79€ a settimana”
“La ringrazio, ma non ce lo possiamo permettere, abbiamo altre spese. Sa… i libri per i figli, le medicine per la stitichezza della nonna, la lavatrice rotta…”
“C’ha ragione, signora mia! Però sa? Conosco una libreria dove vendono libri usati in ottime condizioni, le do l’indirizzo. Per la nonna, ha provato col latte caldo e il miele? Una mano santa, signora mia! E se proprio dovesse continuare a non andare di corpo, mi richiami che le do la ricetta di quella peretta alla camomilla che va tanto di moda nel mio blog! Conosco un ottimo tecnico per la sua lavatrice… Come dice? Vuole che le parli più dettagliatamente dell’offerta del canale satellitare?? Ma cosa gliene fotte, del canale satellitare, lasci perdere… oltretutto trasmettono solo porno, sa che maiali di figli le vengon su, poi??!!”
Tempo di sopravvivenza al centralino: 2omin e 47 secondi.
Lavoro numero 2: la commessa
Conoscendo la leggera forma di misantropia che mi contraddistingue, in ambienti pubblici e affollati, ho dei seri dubbi che riuscirei a reagire con tatto, pazienza ed educazione ad avventori, e soprattutto avventrici, in un negozio.
Caso tipo:
Negozio di abbigliamento, signora di mezza età svampita e indecisa.
“Salve, vorrei acquistare quel maglione che c’è in vetrina”
“Certo, glielo prendo”
“Eh, ma questo è nero… io lo volevo rosso”
“Mi spiace signora, di questo modello ci sono i colori che vede, e il rosso non c’è, mi spiace”
“Si vabbè, ma mi piaceva… peccato che non ci sia in rosso”
“Eh, lo so, ma cosa vuole farci…”
“Già… ma sa, se fosse stato rosso, l’avrei preso subito, senza nemmeno discutere sul prezzo, sa?”
“Ho capito, signora… ma c’è in verde, in nero, in blu e in beige… non le piace in nero?”
“No, no… il nero con la mia carnagione proprio non ci va… Cavolo, ma è sicura che in rosso non ci sia? Controlli, su”
“Glielo giuro, signora: in rosso non c’è”
“Ma porca miseria, non ha nemmeno controllato! Controlli, prima di rispondere!”
“MAPORCADIQUELLAEVATROTALURIDAEBAGASCIA!!! E’ tre fottutissime ore che ti dico che sto cazzo di maglione in rosso non c’è!! Lo vuoi rosso??? Compralo beige che poi provvedo io a tingertelo di rosso col sangue che ti faccio uscire dal naso se non te ne vai affanculo tu e il tuo maglione da gabibbo di sta minchia!!!”
Tempo di sopravvivenza come commessa: 15minuti.
E infine, l’ultima cosa che non potrei fare, è la rapinatrice. Non c’ho l’indole… e il tizio qui dev’essere un mio parente:
Commessa incinta si sente male
e il rapinatore rinuncia al colpo
Milano, in un negozio per parrucchieri il malvivente entra impugnando una pistola
La donna quasi sviene. Lui la rassicura e poi fugge abbandonando il bottino
[…]Non c'era nessun altro nel negozio; il malvivente si è intenerito e anziché arraffare l'incasso, si è preoccupato della sua vittima. L'ha fatta sedere e l'ha rassicurata: in quelle condizioni non l'avrebbe più minacciata. "Stai tranquilla - le ha detto - ora io me ne vado e non ti tocco neppure". […]
Cugino mio bello, mi sa che dobbiamo cercare ancora… e ancora, ancora, ancora….
postato da: Ameliando alle ore 09:55
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Facciamo un gioco?? Io vi dico cosa ho sognato e voi mi dite in quale reparto di quale clinica devo ricoverarmi? Proviamo, dai…
Ero all’interno del Duomo di Milano (ndr mai visto in vita mia, né dentro né fuori) nel piano più alto e, come se dessi uno sguardo giù dal pianerottolo verso la tromba delle scale, era fatto come un teatro: giù la platea e tutto intorno i loggioni, per infiniti piani! Entro in una stanza dove c’è della gente che non ricordo, più un tizio conosciuto ad una delle scrivanie: il ministro Padoa Schioppa!!! (non affrettatevi con i suggerimenti del reparto che non è ancora finito…).
Io lo guardo e penso “No, cazzo… io glielo devo chiedere… non ce la faccio, non resisto” ma vengo fulminata dallo sguardo di mia madre che sottintende un “Se ti permetti, ti spezzo le gambine” e allora taccio. A un certo punto il ministro si alza ed esce dalla stanza, e io penso che il momento è perfetto! Lo rincorro e lo becco in un’altra stanza, allora mi faccio coraggio, tossisco, lui si gira e gli dico “Scusa,sa… ma io lo devo sapere… te lo devo chiedere… Non resisto… Ma la storia dei bamboccioni… ma come cazzo t’è venuta in mente???”!!!
Dove mi ricovero? Attendo suggerimenti…
postato da: Ameliando alle ore 11:11
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postato da: Ameliando alle ore 18:45
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Io ci provo, lo giuro... Dio mi è testimone. Ma niente...
A volte penso di non essere abbastanza donna...
Credo di non meritare di appartenere a questa categoria...
Eppure ci provo, ogni volta spero di farcela...
Provo con tutti i mezzi, con decisione, con indifferenza, con caparbietà o con nonchalance...
Niente... a volte credo di non essere adatta, di essere fuori luogo...
Eppure vorrei, lo desidero, lo bramo, mi è necessario...
Ne ho bisogno, mi è indispensabile, risolverebbe un pò dei miei casini...
Ma perchè...perchè...PERCHE' NON RIESCO A FARE LA CROCCHIA AI CAPELLI PER TENERLI SU MENTRE LA TINTA E' IN POSA???!!!
E son drammi...
postato da: Ameliando alle ore 18:47
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Ci sono due cose che la gente mi ripete di continuo. No, a dire il vero sono molte di più le cose che la gente mi ripete di continuo, e una cosa che comincia per S e finisce per TRONZA è una delle più gettonate. Ma volevo riferirmi ad altro.
Da che ho memoria, mi vengono ripetute con cadenza regolari le seguenti domande:
a) Perché non fai l’attrice comica? (del resto cestino proposte di lavoro in tal senso ogni giorno, a mazzetti)
b) Perché non fai la cantante? (e qui già vedo vacillare le varie Aguilera e Anastacia… tranquillizzatevi, ragazze, ho altri obiettivi nella vita)
La prima è motivata dal fatto che, da quando ho facoltà cognitive, le ho tutte sempre indirizzate a dire cazzate. Faccio ridere… come non andarne fieri??!! Quindi la gente mi frequenta, parla un po’ con me, ride e io ottengo